Tentò di uccidere la madre a coltellate, ma ha un vizio parziale di mente; condannato a tre anni e quattro mesi

Mercoledì 10 Giugno 2020 di Emidio Lattanzi
San Benedetto, tentò di uccidere la madre a coltellate, ma ha un vizio parziale di mente; condannato a tre anni e quattro mesi

SAN BENEDETTO - Tre anni e quattro mesi di reclusione. È la condanna inflitta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ascoli, la dottoressa Rita De Angelis a Luciano Faggiano il giovane, oggi trentenne, accusato del tentato omicidio della madre avvenuto un anno e mezzo fa. Il giovane, in un raptus, accoltellò infatti la donna in una abitazione di via Manara, a San Benedetto.

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Il processo è stato celebrato nelle forme del giudizio abbreviato e la richiesta della Procura era di una condanna di sei anni. «Nel corso del giudizio - spiegano gli avvocati Umberto Gramenzi e Alessandro Mariani che assistono l’imputato - è stato riconosciuto il vizio parziale di mente ed il giudice ha applicato una pena di anni 3 e mesi 4 di reclusione. A Faggiano è stata anche applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata prevista per altri 3 anni».
 
I due legali si ritengono soddisfatti anche se fanno sapere che impugneranno comunque la sentenza chiedendo alla Corte di Appello di Ancona la derubricazione del fatto in lesioni personali gravi con conseguente riduzione di pena. 
La notte terribile 
Tutto accadde a gennaio del 2019 quando il ragazzo, in preda ad un raptus, accoltellò la madre quindi abbandonò l’abitazione dandosi alla fuga. La donna fu soccorsa subito dal personale del 118, allertato dai vicini di casa che avevano sentito le urla, e dalle forze dell’ordien che si misero subito alla ricerca del ragazzo. Fu trovato qualche ora dopo nelle vicinanze dell’ospedale. Gravitava intorno al nosocomio nella speranza di poter carpire qualche informazione sulle condizioni di salute della donna che si sarebbe poi salvata. La donna era stata colpita alla spalla sinistra con un coltello da cucina e subito dopo da un altro fendente all’addome. Per questo motivo, secondo il quadro accusatorio, le mosse del giovane erano «diretti in modo non equivoco a cagionarne la morte non riuscendo nell’intento per cause indipendenti dalla sua volontà». Dal momento dell’arresto è partita una lungo vicenda giudiziaria fatta di udienze e rinvii, di consulenze tutte incentrate sulla capacità di intendere e volere del ragazzo al momento dell’aggressione anche attraverso i pareri di consulenti come il dottor Giuseppe Sciarra per quanto riguarda la natura e le entità delle ferite riportate dalla donna il dottor Marco Quercia in sede di incidente probatorio.

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