Stagionali in prova senza stipendio, le nuove frontiere del lavoro nero. Ma le aziende denunciano la mancanza di dipendenti

Domenica 13 Giugno 2021 di Laura Ripani
Una cameriera ai piani

SAN BENEDETTO - C’è chi ha un contratto come tirocinante ad “appena” 52 anni e l’aiuto cuoco che dà forfait poche ore prima dell’inizio del lavoro. Due facce di una medaglia che riguarda i dipendenti stagionali e che quest’anno anche a San Benedetto crea non pochi problemi alle attività che stanno cercando di ripartire dopo il lockdown.

 

 
La denuncia
«Il problema che sta emergendo - dice il segretario generale della Cgil di Ascoli Luana Agostini - ed è inedito riguarda le cosiddette assunzioni in prova. Soprattutto per i lavori meno qualificati come aiuto cuoco, banconista, baristi e personale addetto alla pulizia delle camere si prendono lavoratori che svolgono il periodo di prova per 10 giorni. Poi vengono mandati via o non riconfermati e nulla viene riconosciuto per il periodo nei quali sono stati utilizzati. Insomma, un lavoro nero in piena regola del quale ci stanno avvertendo». Già. C’è da dire che la maggior parte degli hotel e degli chalet storici si affida al personale oramai testato da anni. «Noi - spiega Antonia Fanesi vice presidente della Confesercenti provinciale - come famiglia abbiamo più locali e quindi li facciamo “girare” perché ne abbiamo provato la professionalità, non li abbandoniamo, sono preziosi». Le fa da sostegno Enrica Ciabattoni della Confcommercio: «Non si dica - aggiunge - che le buste paga sono troppo leggere: si va dai mille, 1200 euro nette delle cameriere ai piani ai 2mila euro di un cuoco a seconda dell’esperienza. A tutto vanno poi aggiunti i contributi e le altre competenze. E non si dica neppure che il lavoro è troppo pesante: nelle camere si entra la mattina alle 7 e alle ore 13 massimo si è fuori. Magari si può volere un po’ di flessibilità e qualche premio fuori busta ma non si assiste a turni massacranti. Almeno nelle aziende serie. Poi c’è sempre chi ne approfitta». Magari come quel titolare di chalet che, racconta ancora Agostini, ha assunto un bagnino di terra per aprire gli ombrelloni alle 6 del mattino, lo utilizzava al bar fino alle 13 e poi come cameriere, alle 15 lo riportava al bar per poi fargli finire la serata raccogliendo le cicche sulla sabbia. 


I casi
«Casi limite - dice la ancora la sindacalista - ma reali che ci vengono raccontati al telefono». Un corto circuito tra domanda e offerta di lavoro denunciato dalla neo presidente di Confesercenti Angela Velenosi e che per Ciabattoni può avere collegamento con il reddito di cittadinanza. «Molti preferiscono stare a casa per 600 euro. L’anno scorso tanti hotel non hanno lavorato ma quest’anno soffriamo a trovare». A Rimini si dice che manchino 14mila lavoratori. In Riviera i dati non sono ancora disponibili.

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