Carla e Maria Teresa morte nel rogo dello stadio Ballarin, da quaranta anni lo stesso dolore. Cerimonia per ricordarle

Domenica 6 Giugno 2021 di Emidio Lattanzi
L'incendio nella curva del Ballarin costò la vita a due ragazze: era il 7 giugno 1981

SAN BENEDETTO - Sono i nomi di Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni quelli che, a quarant’anni di distanza dal rogo del Ballarin, la città di San Benedetto non può e non deve dimenticare. Sono i nomi delle due giovanissime morte in seguito alle fiamme che trasformarono in tragedia la terza promozione della Sambenedettese in serie B: era il 7 giugno 1981.

Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni

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Commessa e parrucchiera
Maria Teresa Napoleoni aveva 23 anni, commessa da Silvano Shoes, lo storico negozio di calzature che si trovava sulla Statale 16. Carla Bisirri ne aveva invece ventuno ed era titolare di una parrucchieria aperta da pochissimo. Fu una delle pagine più tragiche della storia cittadina e il peggior evento ancora oggi mai avvenuto in uno stadio italiano. Perché i feriti furono quasi cento e le vittime, appunto, due. 


Sonetti, Zenga e Cagni 
In campo si giocava Sambenedettese - Matera, gara finale e ultimo scoglio (bastava un pareggio) per l’approdo dei rossoblu di mister Nedo Sonetti in serie B. In porta, per i rossoblu, c’era un giovanissimo Walter Zenga mentre la fascia di capitano la indossava Gigi Cagni. Erano appena entrati in campo quando, a causa delle fiaccole che entrarono in contatto con la carta utilizzata per le coreografie, si scatenò un inferno durato una manciata di minuti. Pochissimo tempo, se rapportato alla durata di una intera partita, che segnarono per sempre la storia cittadina e la vita di più famiglie. 


La mamma 
«Da quel momento non passa un giorno senza versare una lacrima» ci aveva detto Sara Pagliarini, la mamma di Maria Teresa Napoleoni scomparsa proprio quest’anno, nel mese di febbraio. La sua è stata forse la testimonianza più toccante, l’intera vita segnata dalla morte di quell’unica e adorata figlia morta in quel rogo il cui ricordo è ancora vivo nella mente di chi quel giorno, era in campo. 


Le testimonianze 
Come Walter Zenga, che sarebbe diventato uno dei portieri più forti del mondo, che ricorda il dolore di quei giorni: «Ci venne tolta ogni gioia - ha affermato in un messaggio inviato alla città di San Benedetto -. Il giorno dopo si respirava un’aria di tristezza e dolore». Stesso discorso per Gigi Cagni, all’epoca capitano, oggi affermato allenatore: «Ci rendemmo conto soltanto dopo la fine della partita di quello che era davvero accaduto - ha spiegato - ho acceso la televisione e ho scoperto di tutti quei feriti. Non potevo crederci». Oltre alle due vittima c’è stato un gran numero di feriti tra cui diversi ustionati gravi. Uno di loro è Gianni Schiuma: «Non ci rendemmo subito conto di quello che stava accadendo - ha ricordato - io scesi le gradinate cercando di guadagnare l’uscita e trovai una folla di persone impazzite nel panico. Mi sono ritrovato schiacciato contro la rete e per salvarmi mi sono letteralmente buttato contro la barriera di fuoco che rappresentava l’ultimo ostacolo per uscire da quell’inferno». 


Il ricordo 
Domani alle 12 la città onorerà il triste anniversario inaugurando il nuovo muro del Ballarin e l’apertura dello spazio verde che un tempo ospitava il campo da gioco. Ci saranno anche alcuni familiari delle due vittime.

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