«Spegnete i motori dei pescherecci». Una lunga notte di tensione al porto e duro confronto con i marittimi di Abruzzo e Puglia

«Spegnete i motori dei pescherecci». Una lunga notte di tensione al porto e duro confronto con i marittimi di Abruzzo e Puglia
«Spegnete i motori dei pescherecci». Una lunga notte di tensione al porto e duro confronto con i marittimi di Abruzzo e Puglia
di Emidio Lattanzi
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Mercoledì 8 Giugno 2022, 03:50 - Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 08:30

SAN BENEDETTO  - Ancora tensioni al porto. Non c’è pace per i marittimi di San Benedetto che dopo il rientro all’attività deciso al termine di due settimane di protesta, si sono nuovamente trovati ad affrontare un piccolo esercito di marittimi, provenienti dai porti di Abruzzo e Puglia, che nella notte tra lunedì e martedì si sono presentati al molo Nord di San Benedetto proprio mentre le imbarcazioni stavano facendo il loro rientro dopo la battuta di pesca. 


Una battuta che, va detto, ha fato i suoi frutti. Si è pescato tanto e, all’asta, i prezzi sono stati soddisfacenti per gli armatori che hanno così ottenuto il risultato sperato: ossigeno per tirare avanti, soprattutto dopo le due settimane di stop causate dal caro gasolio. Ma il sollievo è durato davvero poco. Il tempo di raggiungere il porto e trovarsi di fronte un piccolo esercito di marittimi intenzionati a provarle tutte per convincere i loro colleghi ad abbandonare l’idea di proseguire nelle attività di pesca. Una “visita” temuta, tanto che in porto, fin dalla serata di lunedì, erano presenti polizia, carabinieri, e militari della capitaneria di porto che hanno presidiato l’area per evitare il peggio. I momenti di tensione ci sono stati ma, per fortuna, non hanno quasi mai superato il limite. Insomma non si sono viste le scene vissute due settimane fa quando il confronto portò addirittura ad un arresto e ad alcune denunce. Restano ora tante incertezze per il futuro. Tra le poche cose che ormai vengono date per scontate c’è il fatto che fino a domenica si resta fermi. 
 

«Alla fine della settimana - spiega il presidente della Cooperativa Pescatori Progresso - faremo il punto. Ci sono tanti aspetti da valutare, soprattutto relativamente alle intenzioni degli altri. Intanto domani (oggi ndr) faremo una riunione tra di noi per capire quale posizione prendere una volta che dovremo confrontarci con gli altri porti. Qui ci sono molti armatori e pescatori che vogliono tornare in mare e io sinceramente non ho motivazioni per dargli torto. Soltanto quella di evitare problemi e guerre tra poveri che non farebbero altro che peggiorare la situazione». Insomma ci si ferma per quieto vivere e per evitare problemi che andrebbero ad appesantire e ad aggravare una situazione già estremamente tesa. 


«Se ci fermiamo è solo per evitare problemi ma quello che ci ha spinto a tornare in mare è un ragionamento che facciamo fin dall’inizio di questa situazione. Fermarsi è inutile, ottimizziamo i tempi di pesca e cerchiamo di arrivare alla fine del mese. Ma sembra che questo ragionamento sia improponibile per molti. E allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo metterci ogni sera a litigare e a giustificarci perché usciamo a lavorare?». In effetti questo, la marineria sambenedettese, lo aveva predicato fin dall’inizio.

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