Fanesi: 241 dubbi in 32 pagine per convincere la Corte. Il Tribunale di Strasburgo ammette il ricorso del tifoso della Samb

Venerdì 22 Gennaio 2021
Fanesi: 241 dubbi in 32 pagine per convincere la Corte. Il Tribunale di Strasburgo ammette il ricorso del tifoso della Samb

SAN BENEDETTO -  Ben 34 pagine ricche di dettagli sul caso di Gianluca Fanesi nella memoria depositata il 16 giugno 2020 a Strasburgo dagli avvocati Fabio Anselmo e Antonella Mascia. La domanda è stata accettata dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo ritenendola ricevibile per accertare la violazione dell’articolo 3 della Convenzione che recita così.

 

«Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti» Sono 241 i punti su cui poggia la memoria integrativa che mette in luce in fatto e in diritto secondo la difesa di Fanesi le lacune riscontrabili nel corso del procedimento penale aperto dalla Procura di Vicenza che si è concluso il 13 novembre 2019 con l’archiviazione del caso. L’avvocato Mascia del foro di Strasburgo e Verona e l’avvocato Anselmo del foro di Ferrara (noto per i casi Cucchi e Aldrovandi tra gli altri) ripercorrono minuziosamente tutte le fasi di quanto accaduto dal 5 novembre 2017 in poi, da quando cioè Gianluca Fanesi viene ritrovato a terra in una pozza di sangue dopo l’incontro di calcio Vicenza-Samb. Luca, sposato e padre di due figli resta ricoverato in ospedale fino al 2 marzo 2018 e sottoposto ad un intervento neurochirurgico. Oggi secondo una recente perizia medico legale il 47enne ha un’invalidità permanente nella misura del 60-65%. La famiglia Fanesi nonostante si sia battuta per l’apertura di un processo per ottener verità e giustizia ha dovuto fare i conti con l’archiviazione del caso.

«Uno dei poliziotti lo colpì violentemente con un manganello - si legge nella memoria - dopo il primo colpo, il ricorrente ricevette sempre dai poliziotti presenti altri colpi di manganello e calci». Sul capitolo dedicato all’inchiesta penale i legali di Fanesi osservano come fu la stessa Digos ad indicare alla Procura che in considerazione delle dichiarazioni rese da due agenti, i quali avevano evidenziato di aver fatto uso di sfollagente su persone a terra, «sarebbe stato opportuno procedere al sequestro dei manganelli e sottoporli a rilievi tecnici per accertare l’eventuale presenza di tracce ematiche o biologiche da comparare con quelle del ricorrente». Ma delle analisi tecniche sui manganelli non vi è alcuna traccia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA