Delitto Sarchié, tre anni e sei mesi sono pochi: la Procura presenta ricorso in appello

Domenica 21 Febbraio 2021 di Stefania Serino
Delitto Sarchié, tre anni e sei mesi sono pochi: la Procura presenta ricorso in appello

SAN BENEDETTO  - «Tre anni e sei mesi sono pochi: Seminara ha avuto un ruolo determinante nell’omicidio di mio marito». Ave Palestini vedova di Pietro Sarchiè parla di pena troppo lieve nei confronti del 47enne catanese che è stato parte attiva per consentite la messa in atto del piano criminale dei Farina. Per questo la Procura di Macerata ha deciso di presentare appello contro la sentenza del 10 ottobre 2020 con cui il Tribunale ha assolto Seminara dall’accusa di riciclaggio condannandolo per favoreggiamento e ricettazione.

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Pietro Sarchiè, stimato commerciante ambulante di pesce sambenedettese viene assassinato nel maceratese il 18 giugno 2014. Giuseppe Farina e suo figlio Salvatore vengono condannati in via definitiva rispettivamente all’ergastolo e a 20 anni di reclusione (riconosciuta l’attenuante della giovane età) per aver pianificato e commesso l’omicidio. Santo Seminara è colui che ha fiancheggiato gli assassini mettendo a disposizione il capannone per consentire lo smontaggio del furgone di Pietro il cui cadavere è stato vilipeso, parzialmente bruciato prima di essere seppellito sotto un cumulo di macerie.

La procura chiede una condanna più severa perché Seminara ha reso possibile la manipolazione del furgone al punto tale da renderlo non più identificabile. Una condotta che per l’accusa rientra comunque nel reato di riciclaggio. Nella sentenza di primo grado si parla del valore economico riferito al pesce rubato a Pietro Sarchiè. La Procura invece sottolinea la gravità in termini di condotta, del Seminara il quale, oltre ad aiutare i colpevoli dell’omicidio, non si è fatto remore a prendere il pesce di Pietro e a mangiarlo tranquillamente con i suoi famigliari.

 

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