San Benedetto, cinque aziende finiscono nei guai. Distraevano i soldi ottenuti dalle banche per resistere alla pandemia

La Guardia di finanza
La Guardia di finanza
di Emidio Lattanzi
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 08:10

SAN BENEDETTO - Avevano preso i finanziamenti che, nel 2020, garantì lo Stato per le aziende in difficoltà a causa del Covid. Ma il modo in cui lo avevano ottenuto e l’uso che avevano fatto di quei soldi li ha fatti finire nei guai grazie ad un'indagine della Guardia di finanza

 

La Guardia di finanza ha infatti acceso i riflettori su cinque aziende di San Benedetto e dell’immediato entroterra, per altrettanti finanziamenti la cui somma totale ammonta a circa 110mila euro. Si tratta dei fondi statali che furono erogati dalle banche, tra la primavera e l’estate del 2020, per aiutare le aziende che si erano fermate, per tre mesi, a causa dell’emergenza Covid. Soldi che quasi tutti i richiedenti presero senza particolari veti da parte degli istituti di credito e che, per quanto riguarda la Riviera delle Palme, avevano visto finire nei guai anche uno studio odontoiatrico proprio per il modo in cui quei fondi furono utilizzati. 

Ora, a distanza di quasi due anni da quel periodo, è la volta di cinque aziende sulle quali le Fiamme Gialle hanno posizionato la propria lente di ingrandimento. I finanzieri hanno infatti accertato varie fenomenologie illecite commesse dagli amministratori delle cinque aziende investigate, che spaziano dalla falsa indicazione di dati contabili e certificazione di operazioni commerciali mai poste in essere, fino alla ricorrenza di vere e proprie distrazioni delle risorse ottenute, destinandole a finalità non attinenti all’esercizio dell’attività imprenditoriale. In buona sostanza hanno certificato redditi e perdite che non sono poi risultate essere vere e hanno utilizzato i soldi dirottandoli su altre attività.

Nel complesso, i rappresentanti legali delle società ispezionate sono stati tutti denunciati alla Procura di Ascoli per i reati di malversazione e di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e l’importo delle elargizioni garantite indebitamente percepite o distratte è stato di 110.000 euro. 

C’è pure l’autoreciclaggio Per tre di loro, che hanno trasferito l’indebito finanziamento in altre realtà imprenditoriali, è scattata anche la denuncia per il più grave delitto di autoriciclaggio, per un profitto illecito reimpiegato pari a 67.500 euro. Tutta la vicenda, considerata la natura dei finanziamenti, finirà anche sul tavolo della Corte dei Conti per le Marche di Ancona, deputata a rilevare l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità erariale, da assommarsi a quelli di carattere penale.

«Rimane alta l’attenzione riservata dai Finanzieri al comparto afferente alla spesa pubblica - fanno sapere dal comando provinciale - in virtù del “ruolo centrale” attribuito al Corpo quale organo di polizia economico-finanziaria con il compito di intercettare le potenziali frodi a tutela del bilancio dello Stato, degli enti locali e degli operatori economici che agiscono nella legalità».

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