Scarseggiano i medici nelle aree montane, l'allarme del presidente Amici: «Vanno pagati di più»

Mercoledì 1 Settembre 2021 di Francesco Massi
Scarseggiano i medici nelle aree montane, l'allarme del presidente Amici: «Si paghino di più»

ROCCAFLUVIONE -  Si fa sempre più pesante il problema della mancanza di medici di medicina generale nel territorio montano per i pensionamenti. A rimarcare la problematica è il presidente dell’Unione Montana del Tronto e Valfluvione e sindaco di Palmiano Giuseppe Amici. Situazione scomoda nel bacino dei Comuni di Venarotta, Palmiano, Roccafluvione e Montegallo. Qui, come sostiene Amici, dei quattro medici presenti in passato ne sono rimasti due. 

 


«A Palmiano – rimarca il sindaco – non abbiamo più un medico di medicina generale che viene a fare ambulatorio sul posto. I cittadini sono costretti ad andare in altri paesi, con le difficoltà degli spostamenti, e ingolfando le già nutrite file di attesa altrove. Un servizio che va ripristinato. Sono pronto anche a proteste clamorose». Questa ed altre problematiche sono state segnalate da Amici alla Regione con una lettera, a seguito anche di un incontro già tenutosi con l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini. Ma la situazione è difficoltosa anche altrove. «A Palmiano non c’è un medico sul posto. Il servizio - continua Amici - viene garantito alcuni giorni a settimana da quello di Arquata». In proposito il Comune informa che dopo il pensionamento, da oggi, del dottor Orsini, dal 15 settembre sarà possibile scegliere la dottoressa Ambra Panichi, che avrà il suo ambulatorio nella sede comunale. 

«Il medico di Roccafluvione - continua Amici – ha l’ambulatorio anche ad Ascoli ed è oberato di lavoro». Qui da metà settembre sarà operativa anche la dottoressa Moscella. Medici che però devono distribuirsi su più Comuni e con orari settimanali parziali. Il che rende più difficili anche le visite domiciliari, importantissime in un territorio con tanti anziani. Gli stessi medici devono fare molti chilometri per raggiungere i pazienti nelle frazioni e non hanno tempo. Aspetto, questo, non da poco, se si considera che spesso un medico deve macinare decine e decine di chilometri al giorno per assistere i suoi pazienti negli ambulatori, spostandosi da un Comune all’altro, con ulteriori difficoltà nel periodo invernale. E i problemi maggiori ricadono sui pazienti.

«La misura della Regione di alzare il tetto massimo degli assistiti per ogni medico da 1.500 a 1.800 a causa della scarsità di professionisti – rimarca Amici – non è adeguata per le zone montane. Infatti se ogni medico ha più pazienti e deve girare come una trottola per fare ambulatorio da un paese all’altro, quando avrà il tempo di seguire bene i propri assistiti, specialmente nelle cure domiciliari, che aumentano nel periodo invernale? Qui occorrono misure opposte. I medici che operano in zone svantaggiate non devono avere più assistiti, ma un marcato aumento di retribuzione per ogni assistito, visti i disagi da affrontare. Inoltre servirebbe anche da incentivo per far scegliere ai nuovi medici queste zone montane». 

 

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