Medici di base in pensione, sei comuni montani restano senza assistenza

Lunedì 12 Aprile 2021
Medici di base in pensione, sei comuni montani restano senza assistenza

PALMIANO - La zona montana dei Sibillini sempre più in difficoltà per i medici di base . Problemi a Montegallo, Roccafluvione e Palmiano. Ora i cittadini dei tre comuni sono seguiti da Domenico Di Fabio, che ha l’ambulatorio principale a Roccafluvione.

 

Ma il 19 aprile il medico andrà in pensione. Quindi si creerà un ulteriore vuoto visto che già non era stato sostituito Gaetano Marino che ha lasciato oltre un anno fa e che, assieme a Di Fabio, copriva bene tutto il territorio dei tre comuni. In sostituzione del medico di famiglia di Roccafluvione dovrebbe arrivare la Travasi che però svolge già la sua attività ad Ascoli. Quindi sembra che la dottoressa non riesca a coprire, almeno per l’attività ambulatoriale, i comuni di Montegallo e Palmiano. 
Ciò secondo quanto riferisce il presidente dell’Unione Montana del Tronto e Valfluvione, nonché sindaco di Palmiano, Giuseppe Amici che specifica la necessità di due nuovi medici per i tre comuni. Una situazione dunque sempre più difficile. Problematica che gradualmente sta interessando tutto il territorio montano. Nei prossimi mesi dovrebbe anche andare in pensione la Pucci di Force, che ha anche assistiti a Rotella, Comunanza, Castel di Croce. Sempre a Comunanza già sei anni fa non era stato sostituito un medico venuto a mancare. Da ora ai prossimi due anni inoltre ci saranno altri medici di base che se ne andranno per raggiunti limiti di età. Anche l’Asur in difficoltà. La scarsità di medici sulla piazza fa sì che, quando si liberano delle sedi, dai nuovi sanitari vengano scelte quelle migliori per comodità e dove è concentrato un maggior numero di persone. Questo a scapito delle aree più interne indubbiamente più scomode e impegnative per seguire i pazienti. Dunque come se ne esce? 
«La situazione è preoccupante» dice Amici. «La stessa Asur regionale ha problemi a trovare una soluzione, proprio per la scarsità di medici, che non permette di coprire tutte le sedi. Quindi quelle montane vengono rifiutate. Noi sindaci cerchiamo di facilitarli più possibile come, ad esempio a Palmiano, dando l’ambulatorio gratuitamente. Ma non possiamo costringere i medici a venire nei nostri comuni. Come non possiamo – continua Amici – obbligare i cittadini del nostro territorio montano a spostarsi per chilometri, affinché possano raggiungere il medico, specialmente in inverno e considerando anche che ci sono molte persone anziane che abitano nei nostri comuni. Parliamo tanto di aree interne, del fatto che bisogna agire per evitare lo spopolamento continuo – rimarca con amarezza Amici – poi ci ritroviamo con un depauperamento notevole di quello che è il servizio sanitario di base e di prossimità verso i cittadini, il più importante in assoluto. E poi si parla molto, anche con questa pandemia, della necessità di rafforzare la medicina territoriale. Qui stiamo andando nella direzione opposta. L’Asur deve trovare assolutamente una soluzione». Ormai dunque un fenomeno, quello della mancanza di medici, che si estende in modo trasversale nell’area montana, compresa la provincia di Fermo. Ad Amandola, ad esempio, non si riescono a sostituire ben due medici di famiglia.

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