Omicidio di Rossella Goffo
Pena confermata a Binni

Omicidio di Rossella Goffo Pena confermata a Binni
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Mercoledì 29 Gennaio 2014, 17:44 - Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 18:34

ANCONA - Anche per la Corte d'assise di Appello di Ancona fu Alvaro Binni, 44 anni, tecnico della Questura di Ascoli Piceno, ad uccidere Rossella Goffo, 47 anni, funzionaria della Prefettura dorica con cui aveva avuto una relazione extraconiugale, il 4 maggio 2010. Con la sentenza, arrivata nel pomeriggio, dopo due ore di camera di consiglio, la Corte presieduta da Luigi Giuseppe Fanuli ha confermato la pena di 16 anni di carcere per l'imputato. Rispetto al primo grado, però, i giudici hanno escluso l'aggravante dei futili motivi e le attenuanti generiche con pena conseguentemente rimasta invariata.

"Sono innocente, andiamo avanti" ha detto Binni al suo legale, l'avv. Pasquale Bartolo, dopo il verdetto. Durante l'udienza aveva letto una dichiarazione in cui si professava innocente e chiedeva alla Corte di scagionarlo: "questa vicenda è stata solo un tormento per me". "Sin dall'inizio - ha detto Roberto Girardi, marito della vittima, presente in aula con la figlia, assistito come parte civile dall'avv. Claudio Sartori - ci siamo affiancati alla Procura per individuare il colpevole. Per la seconda volta è stata riconosciuta la responsabilità di Binni, dunque ci sembra che ci si stata una giustizia certa".

La Corte d'assise d'appello ha confermato le statuizioni civili prese in primo grado dal giudice di Ascoli Piceno Rita De Angelis: risarcimento danni in sede civile e concessione di una provvisionale esecutiva di 200 mila euro a testa per i due figli della Goffo e 250 mila euro a favore di Girardi. La motivazione della sentenza verrà depositata entro 90 giorni. Il difensore ha annunciato che ricorrerà in Cassazione, dopo aver letto le motivazioni.

"Andremo avanti - ha detto l'avv. Bartolo che aveva chiesto l'assoluzione per il suo assistito -, qualcuno si renderà conto che Binni non ha commesso l'omicidio. Questo è un processo indiziario, non si è stabilito se vi è stato un omicidio, nè la causa di morte, non ci sono elementi per provare la responsabilità di Binni". Il corpo della Goffo, scomparsa da maggio, fu stato ritrovato casualmente il 5 gennaio 2011 da un passante, sotto uno strato di terra nel Bosco dell'Impero a Colle San Marco di Ascoli Piceno. Il movente del delitto, secondo l'accusa, sarebbe stata l'insistenza della vittima a voler proseguire la relazione con l'imputato, sposato e padre di quattro figli, e addirittura andare a vivere con lui ad Ascoli.

Una situazione divenuta insostenibile per Binni che in precedenza aveva anche denunciato la Goffo per molestie, e avrebbe infine deciso di liberarsi dell'amante. Una chiamata tra i telefoni utilizzati dalla vittima, la notte dell'omicidio, e la cella telefonica sopra Colle San Marco agganciata il giorno dopo dal telefono di Binni, sono alcuni degli elementi che hanno indirizzato gli inquirenti verso di lui e poi hanno condotto alla condanna. L'imputato ha sempre sostenuto che al momento della scomparsa non aveva una relazione con la donna né movente per ucciderla. Il procuratore generale Vincenzo Macrì aveva sollecitato l'esclusione delle attenuanti generiche, con conseguente aggravamento della condanna da 16 a 30 anni di carcere. "Avevo chiesto una pena maggiore - ha commentato dopo l'udienza - ma sono soddisfatto dell'esito del processo. Ciò che interessava era il riconoscimento della responsabilità dell'imputato".

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