Omicidi alla casa di riposo, la difesa chiede la scarcerazione dell'infermiere: «Non è un pericolo»

Giovedì 25 Giugno 2020 di Luigi Miozzi
Offida, omicidi alla casa di riposo, la difesa chiede la scarcerazione dell'infermiere: «Non è un pericolo»

ASCOLI «Leopoldo Wick deve uscire dal carcere». A sostenerlo sono i suoi difensori, gli avvocati ascolani Tommaso Pietropaolo e Luca Filipponi, nel ricorso depositato al tribunale della libertà di Ancona per chiedere il riesame del provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal gip di Ascoli, Annalisa Giusti.

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Nel lungo ed articolato ricorso, i legali dell’infermiere di 57 in carcere dal 15 giugno scorso con l’accusa di aver provocato la morte di otto ospiti della Rsa di Offida dove lavorava e del tentato omicidio di altre quattro anziani e hanno contestato il provvedimento del gip e con esso le motivazioni addotte dal magistrato per giustificare la carcerazione. 
 
Il ricorso 
Per Pietropaolo e Filipponi, invece, non sussistevano i motivi per un simile provvedimento. Non vi era il pericolo di fuga: Leopoldo Wick è stato iscritto sul registro degli indagati a febbraio del 2019 e pertanto dopo oltre un anno non avrebbe più alcun motivo per fuggire. Sicuramente - sostengono i suoi avvocati - non c’è il pericolo di inquinamento delle prove, tenuto conto che la Procura ha già acquisito in sede di indagine tutti gli indizi contenuti nel corposo fascicolo d’indagine nel quale sono racchiuse le analisi di laboratorio, le cartelle cliniche degli anziani ricoverati nella struttura sanitaria, le testimonianze raccolte e persino le intercettazioni ambientali e telefoniche. Materiale su cui si basa il castello accusatorio degli inquirenti e che la difesa intende corrodere nelle aule di giustizia. Ancor meno c’è la possibilità che Leopoldo Wick possa reiterare il reato. 

Il trasferimento 
Già subito dopo che gli fu notificato l’avviso di garanzia, la direzione dell’Area vasta provvide a trasferirlo dalla Rsa e ad assegnarlo ad altro incarico che non prevedeva il contatto diretto con i pazienti. A maggior ragione ora, i pericoli che l’infermiere possa compiere lo stesso delitto di cui è accusato non sussistono. Ma quello degli avvocati Pietropaolo e Filipponi voglio porre all’attenzione dei magistrati del Riesame è anche un principio di diritto. I due penalisti ascolani, infatti, sostengono che con le motivazioni sostenute dal gip per giustificare la custodia cautelare in carcere, c’è il rischio che chiunque possa finire dietro le sbarre, svilendo anche il ruolo del difensore. 

Il no al braccialetto elettronico 
Contestata anche la decisione del giudice per le indagini preliminari di non ricorrere al braccialetto elettronico in quanto, un simile provvedimento sottintende una autolimitazione da parte dell’indagato, soprattutto per quanto riguarda le comunicazioni con l’esterno, che a parere del magistrato non si era in grado di garantire. Così, tenuto conto soprattutto della gravità delle accuse mosse nei suoi confronti, ha deciso che Leopoldo Wick dovesse essere rinchiuso in carcere. Provvedimento, questo, che è stato criticato sin da subito dai difensori del cinquantasettenne e che ora con il ricorso al tribunale della libertà chiedono la scarcerazione di Leopoldo Wick o, almeno, la concessione degli arresti domiciliari. 

L’accusa
Per la Procura che ha coordinato le indagini svolte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Ascoli comandato dal maggiore Nicola Gismondi, Leopoldo Wick tra il 2017 e il 2019 avrebbe iniettato dosi letali di insulina, anticoagulanti e promazina causando l’omicidio di otto anziani e il tentato omicidio di altri quattro. L’infermiere, dal canto suo, ai suoi difensori che ha incontrato nel carcere di Marino del Tronto, ha ribadito la propria innocenza. 

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