Pazienti Covid, il Pronto soccorso dell'ospedale di San Benedetto in una ricerca dell'istituto Negri

Lunedì 28 Dicembre 2020 di Alessandra Clementi
Tamponi all'ingresso del Pronto soccorso di San Benedetto

SAN BENEDETTO - Il Pronto soccorso del Madonna del Soccorso inserito negli studi dell’Istituto Negri di Milano. Alla base dell’indagine il trattamento dei malati Covid dal momento della presa in carico da parte dell’ospedale sambenedettese fino a tutte le cure somministrate.

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Lo studio
Uno dei maggiori centri sperimentali di ricerca d’Europa sta portando avanti un’indagine sulla pandemia e su come è stata affrontata a livello di terapie dagli ospedali italiani. Si è costituito un sotto gruppo denominato Fenice che sta lavorando a una ricerca sull’approccio che i pronto soccorsi e le medicine d’urgenza stanno avendo nella lotta al Covid. Tra questi 20 nosocomi in tutta Italia è stato inserito anche il Madonna del Soccorso. Solitamente non è facile intercettare dati e numeri riguardanti l’emergenza proprio per il lavoro frenetico che da sempre caratterizza questi reparti e a causa della carenza di personale. Il Pronto soccorso sambenedettese è stato scelto per l’affidabilità, per i trattamenti e i protocolli adottati durante la pandemia. «Si tratta di una grande soddisfazione- afferma il primario del Pronto soccorso Giuseppina Petrelli- anche nei momenti di maggiore difficoltà siamo riusciti a compiere un ottimo lavoro. Ci ha aiutato anche il fatto di avere medici giovani che oltre a occuparsi dei codici meno gravi sono riusciti a raccogliere i dati». Lo studio portato avanti dall’Istituto Negri ha ricevuto l’autorizzazione dal Comitato etico, in questo modo è stato possibile studiare i trattamenti a cui sono stati sottoposti sia i pazienti Covid che i sospetti. Operazione possibile grazie alla presenza di una Medicina d’urgenza dove i pazienti vengono ricoverati dopo un primo passaggio al Pronto soccorso, e questo permette di monitorare l’evoluzione della malattia.


Corsa contro il tempo
Anche nel Covid come in tutte le patologie è importante la corsa contro il tempo, quindi intervenire prima possibile se non a rischio che il polmone venga compromesso. Al Madonna del Soccorso si è proceduto con trattamenti precoci che hanno permesso di salvare i pazienti, così come si è cercato di abbattere la mortalità. Ma lo studio su cosa si basa? Innanzitutto si parte da uno studio della popolazione, dalle situazioni di pazienti con insufficienza respiratoria, da qui le terapie adottate e i monitoraggi sugli esami effettuati con Tac, ecografie, radiografie ed esami di laboratorio, a conclusione si mettono insieme tutti i dati e viene evidenziata l’efficacia della terapia. «Nella lotta al Covid non c’è un unico antivirale capace di abbatterlo - spiega la dottoressa Petrelli – da qui la difficoltà nelle terapie che si avvalgono di diversi medicinali almeno nella fase che viene gestita dalla Medicina d’Urgenza mentre in Terapia intensiva l’approccio è diverso». I dati raccolti finora dal Madonna del Soccorso hanno riguardato la prima ondata, quella della scorsa primavera, e hanno visto 1.540 pazienti Covid e sospetti Covid accolti al Pronto soccorso, di cui 20 deceduti, 927 rimandati a casa dove sono stati seguiti a distanza, 335 ricoverati e oltre 600 ricoverati nelle cliniche come pazienti no Covid.


I doppi percorsi
Il fatto di essere scelti da un centro di ricerca come l’Istituto Negri per uno studio di grandi dimensioni va a placare le polemiche presenti anche in questa fase emergenziale. Petrelli ha ribadito come al Pronto soccorso sambenedettese attualmente ci siano tre percorsi, la zona rossa per i sospetti Covid, le “sale pulite” del pronto soccorso per i no Covid e una terza entrata laterale per coloro che sono stati già confermati come positivi e che, pur restando a domicilio, possono avere bisogno di cure.

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