Il pronto soccorso scoppia tra gente in fila e procedure Covid: attese infinite

Martedì 11 Agosto 2020 di Alessandra Clementi
San benedetto, il pronto soccorso scoppia tra gente in fila e procedure Covid: attese infinite

SAN BENEDETTO - Bollino arancione sull’emergenza della Riviera. Giornate intere trascorse al Pronto soccorso prima di essere visitati. File estenuanti nelle sale di attesa dove gli utenti si ritrovano anche soli a dover affrontare questa odissea. Un’altra estate calda per la sanità sambenedettese. 

Basta leggere i tabulati di domenica scorsa con attese fino a 4 ore per i codici gialli, quando da protocollo si dovrebbe attendere un massimo di 20 minuti, e fino a 12 ore per quelli verdi che invece dovrebbero avere un’attesa massima di 2 ore, mentre quelli bianchi sono quasi scomparsi dai tabulati proprio perché avrebbero tempi biblici. Una situazione che si replica ogni anno soprattutto nel periodo estivo e questa volta peggiorati dalla presenza del Covid 19 che interferisce non poco sulla presa in carico del paziente. Il problema infatti sorge nel momento in cui il Pronto soccorso si trova ad affrontare casi di sospetti Covid con lo stesso personale, ovvero i due medici di turni e in caso di un sospetto positivo uno dei due deve prendere in carico l’utente sottoponendo al tampone ma soprattutto dovendo adottare tutte le misure anti contagio che comunque richiedono tempo.
 
Tra l’altro non tutti medici sono abilitati ad occuparsi di codici rossi e gialli, questo va a rallentare le intere procedure. 
Pochi medici 
L’equipe che lavora in emergenza attualmente è di due medici al Pronto soccorso, un medico a Medicina d’urgenza, un medico al 118 che esce con l’ambulanza e 7 infermieri oltre a 2 operatori socio sanitari. Quindi la necessità oggi più che mai è di rafforzare il personale e aprire a una nuova organizzazione del lavoro. Si è svolto nelle scorse settimane il concorso regionale per intercettare nuovi medici per il Pronto soccorso e sono arrivate 33 domande di cui solo 15 hanno risposto all’appello. Professionisti che verranno spalmati lungo il territorio regionale, ma si dovrà tenere conto delle esigenze di San Benedetto. Tra l’altro l’Emergenza ha aumentato di 8 unità i posti letto dove vengono indirizzati i sospetti Covid ma a bassa intensità assistenziale dove in pratica si attende il responso dei tamponi. 
Familiari fuori dalla porta 
Altra novità apportata dal Covid è il fatto che i pazienti non possono più attendere al Pronto soccorso accompagnati dai propri familiari. Solo i bambini e i disabili possono sostare in sala di attesa con un parente. Questo significa che i familiari devono rimanere all’esterno e gli infermieri devono informare telefonicamente o recandosi nel cortile dell’ospedale sulla situazione sanitaria dei pazienti. Anche questo rappresenta una sorta di aggravio del lavoro da parte degli operatori. 
Psiche al tempo del Covid 
Le nuove tecnologie corrono in aiuto: gli educatori professionali del Dipartimento di salute mentale dell’AV5 hanno strutturato un progetto denominato “Broadcast Restare in contatto”, che va a creare una lista su Whatsapp, per offrire ai pazienti la possibilità di ricevere contenuti ad orari predefiniti, su tematiche differenti, individuate dagli educatori e realizzate in collaborazione con il volontariato locale. L’obiettivo del progetto è di garantire una continuità relazionale con i pazienti.

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