L'estate del Covid 19: movida soft e balli a due metri di distanza

San benedetto, l'estate del Covid 19: movida soft e balli a due metri di distanza
San benedetto, l'estate del Covid 19: movida soft e balli a due metri di distanza
di Stefania Serino
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Venerdì 1 Maggio 2020, 11:38 - Ultimo aggiornamento: 11:41

SAN BENEDETTO - Termoscanner all’ingresso, clienti in fila ordinata e accesso ridotto. A questo scenario sperano almeno di prepararsi le sale da ballo della Riviera delle Palme. La definizione del piano di riapertura per discoteche e locali notturni del governo rimane un rebus.

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Proprio per la loro pericolosità rispetto al possibile rialzo della curva del contagio, potrebbero essere le ultime attività a ripartire. Ma a San Benedetto ci si sta comunque attrezzando per essere preparati non appena arriverà il via libera. Si parla già di nuove forme di intrattenimento, movida più soft e in sicurezza. Ovviamente non appena tali attività potranno riaprire. 

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«La movida è nata come movimento di strada e se le persone stanno in strada in modo sparso favoriscono il contagio, quindi preferiamo, quando sarà il momento, accoglierle garantendo ordine all’interno del locale». È la visione di Massimiliano Falasca titolare del Jonathan Disco Beach e Room 76: «I ragazzi, come pure gli adulti, non rimarranno chiusi in casa per sempre - dice Falasca - lo Stato e le amministrazioni devono tener conto di questa cosa. Mettere i lucchetti all’intrattenimento non è la soluzione, le persone si riverseranno comunque in strada e chi riuscirà a garantire il distanziamento sociale a luglio? Noi titolari dei locali notturni giochiamo un ruolo importante, è una sfida che dobbiamo vincere». 
Il problema dei controlli 

Certo è che l’intrattenimento cambierà forma. Dimentichiamoci le discoteche piene di gente come siamo abituati ad immaginarle: «Sarà un intrattenimento più soft». «Il problema è che anche laddove le persone siano in numero inferiore, parlo anche delle spiagge, chi andrà a controllare costantemente se mantengono le distanze ? Noi titolari di locali saremo in prima linea e ci adopereremo in ogni modo per garantite sicurezza, appellarsi semplicemente al senso civico delle persone non mi convince. Al Jonathan proporremo la cena con musica a due metri di distanza, per noi può essere una buona soluzione». 
Economia a velocità ridotta 
Falasca poi parla delle ripercussioni economiche di questa pandemia specie per il mondo della notte: «Quando rivedo foto e video del mio locale pieno di persone che fanno festa, penso soprattutto ai miei collaboratori che sono tantissimi. L’indotto del mondo della notte è più grande di quello che si possa pensare. Il 10 marzo ho chiuso tutte e due le mie attività mandando a casa trenta dipendenti. Pensavamo di risolvere tutto in due settimane, questa è una grande lezione ci fa capire che tutto può succedere e dobbiamo essere pronti ad affrontare i problemi. Dunque non bisogna abbattersi, adesso dobbiamo cercare insieme strade alternative aspettando di tornare alla normalità».

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