La movida cambia strada per dribblare i controlli Covid: assembrati e senza mascherina in pineta

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Laura Ripani
San Benedetto, la movida cambia strada per dribblare i controlli Covid: assembrati e senza mascherina in pineta

SAN BENEDETTO - In una città quasi spettrale sono soltanto i giovani che, nell’ultima sera prima del semi lockdown, la fanno da padroni. È un viaggio in una Riviera delle palme che ha già abbassato le saracinesche prima che fosse il nuovo Dpcm a imporlo.

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Un sabato che sarebbe stato assolutamente non normale se il Covid non consigliasse di restare a casa. Un sabato che avrebbe permesso di dormire un’ora in più e quindi fare più tardi; un sabato nel quale gli adulti si sono già rintanati in casa, gli adolescenti molto meno. Ma ancora per poco.

 


E mentre la luce fioca illumina la zona di via Montebello stranamente - e straniamente - sgombra così come quasi tutte le sue traverse, sedute sui gradini dei negozi ci sono solo alcune ragazze. Diverse fumano, vicine vicine, ovviamente senza mascherina. Altre si scambiano confidenze all’orecchio ma si vede che già non c’è più voglia di fare baldoria anche per loro. Loro che erano diventati i padroni del centro e per anni hanno devastato le notti dei residenti con urli, schiamazzi fino alle recenti risse che per poco non hanno provocato guai peggiori. Intorno alla Rotonda le forze dell’ordine nel loro oramai classico presidio controllano che la situazione non degeneri - come purtroppo è accaduto troppe volte in passato - ma la sensazione è che non servirà il Daspo urbano o la chiusura di qualche strada da parte del sindaco: sono gli ultimi fuochi di notti brave che forse - sarà l’unica eredità positiva di questo maledetto Covid - non torneranno più. I giovani hanno cambiato strada. Senza alcol a farsi ottundere il cervello, passeggiano senza meta a gruppi di 20, lungo viale Pasqualetti. Sì, proprio la pinetina tra la ferrovia e viale Buozzi, dalla Palazzina Azzurra verso gli ex bagni pubblici. Qualcuno si siede sui tavolini sotto gli alberi e tira fuori una bottiglia ma non può certo caricarsene una cassetta. Qualcun altro si dirige verso la casetta del Giardiniere, quella ripulita dai giovani impegnati nel progetto “Ci sto? Affare fatica” e subito imbrattata di nuovo perché, se non c’è niente da fare, gli atti vandalici riempiono la serata. Già. Nessuno che in questi anni si sia preoccupato di loro. Che abbia riempito di senso - spettacoli teatrali all’aperto, lettura di libri, laboratori e giochi o, addirittura, religione e filosofia - le loro serate. Tutti però a gettare la croce addosso a questi ragazzi accusandoli che «ai nostri tempi alla loro età a mezzanotte eravamo a letto». 

E così proprio loro che a scuola diligentemente indossano la mascherina e di notte si assembrano non potranno più mettere piede fuori di casa dopo le 18. «Condannati» a studiare, si spera, ché neppure potranno fare sport di gruppo. Speriamo di ottenerne una generazione di fenomeni. Intanto laconicamente Emiliano Ferracuti, storico direttore di sala di tanti locali già se la sente: «Andiamo avanti fino a quando sarà possibile». Sì, ma lì al Room 76 sono tutti seduti.

 

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