L'allarme del commercialista: «In montagna un'impresa su dieci rischia di non riaprire»

Thursday 7 May 2020
Comunanza, l'allarme del commercialista: «In montagna un'impresa su dieci rischia di non riaprire»

COMUNANZA - Gli effetti del covid19 rischiano di abbattersi in modo drammatico sulle piccole attività commerciali e artigianali specialmente nel territorio dei Sibillini. A sollevare la problematica è Adriano Mecozzi, commercialista, con due studi a Comunanza ed Amandola, osservatori ampi sul tessuto produttivo dell’area montana. 

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«Il pericolo è che almeno un’azienda su 10, specialmente del commercio, della ricettività e dell’artigianato – dice Mecozzi - rischia di non ripartire nell’area montana. Attività che sono state chiuse completamente per la pandemia».
 
«Fondamentale che lo Stato eroghi risorse a fondo perduto per coprire tutte le spese di gestione degli esercizi che non hanno svolto alcuna attività nel periodo di chiusura, quindi non hanno avuto incassi, ma anche per sostenere i pagamenti dei debiti in scadenza almeno per questi mesi di fermo (tributi, utenze, cartelle esattoriali, rate dei mutui)». Per Mecozzi le leve sono due: finanziamenti a fondo perduto che permettono di sostenere le spese pregresse, chiaramente documentate, sostenute in questo periodo di chiusura completa delle aziende per la pandemia. Questo fa ricominciare l’attività senza portarsi dietro una zavorra di debiti senza aver guadagnato. Poi prestiti agevolati per aiutare a ripartire in modo più solido. Inoltre c’è da considerare che quando una piccola attività commerciale o artigianale riaprirà completamente non avrà, almeno in breve tempo, gli stessi ricavi di prima. Saranno probabilmente ridotti per le restrizioni imposte. «I più penalizzati per le nostre realtà – continua Mecozzi - saranno gli esercizi di somministrazione alimenti e bevande, ristoranti, bar, pizzerie, pub, agriturismi, locali di ricezione turistica, considerando che il turismo è una voce importante per l’economia montana, ma anche parrucchiere, barbieri, estetiste e simili. I 600 o 800 euro non sono sufficienti. Bene i prestiti fino a 25.000 euro con garanzia dello Stato, ma sono soldi da restituire». Zone terremotate. «Pochissime misure sono state rifinanziate per il territorio del sisma 2016. Ora ricominciano a partire i pagamenti di mutui, utenze, cartelle esattoriali sospesi per il terremoto. A queste si aggiungeranno le nuove dilazioni concesse ed i nuovi mutui contratti nel periodo del covid19, che dovranno essere pagati. Quindi nel territorio del cratere si prevede un appesantimento forte delle posizioni debitorie di aziende e famiglie. Questo inciderà sulla capacità di spesa del singolo. Si rallenta notevolmente la domanda e quindi il consumo, facendo patire ancor più settori già in difficoltà, come quelli delle piccole imprese di commercio e artigianato». Per la ripresa economica del territorio – dice Mecozzi – è necessaria l’istituzione della Zona Economica Speciale, cioè un’area circoscritta caratterizzata da semplificazioni amministrative, incentivi per gli investimenti e sgravi fiscali