Il cavaliere di Solestà racconta il Covid: «Febbre a 41.4, ho avuto il terrore di non farcela»

Domenica 28 Febbraio 2021 di Pierfrancesco Simoni
Ascoli, il cavaliere di Solestà racconta il Covid: «Febbre a 41.4, ho avuto il terrore di non farcela»

ASCOLI - «Ho avuto il terrore di non farcela. La febbre mi era salita oltre i 41.4 gradi». Sono le dichiarazioni che il cavaliere di Porta Solestà Luca Innocenzi ha rilasciato in una videointervista ad un giornale di Foligno. Il recordman di successi ad Ascoli con 13 Palii conquistati, il vincitore delle Giostre di Servigliano e Foligno, le sole disputate nel 2020, è stato vittima del covid ed è rimasto ricoverato per sei giorni all’ospedale di Macerata. «È stata un’esperienza terribile perché combatti contro qualcosa che non vedi, che ti toglie tutte le forze, ti spegne» ha raccontato. 

 

I sintomi

Innocenzi ha rivissuto quei giorni difficili, a tratti drammatici. «Il virus ti toglie ogni energia. Sono stato davvero male». Il covid si era palesato nelle Marche, dove il cavaliere umbro era ospite della sorella che aveva bisogno di cure per un problema ad un occhio. I brividi lungo la schiena hanno rappresentato le prime avvisaglie. «Era un freddo brutto» ha spiegato. La sensazione di stanchezza, di apatia, sebbene la temperatura corporea fosse appena sopra i 37 gradi. Poi, una notte, la situazione si è complicata. La febbre è salita all’improvviso. «Ero nel letto e sembrava che avessi dormito in una piscina. Mi ha rubato 10 chili in 5 giorni. Mi sono svegliato con la percezione di non essere più un uomo. Vedevo tutto scuro, ero sfinito e non riuscivo a reggermi in piedi. Mi sono alzato e sono caduto. Avevo il terrore che non sarei arrivato al giorno dopo» le sue parole al giornale.

Il ricovero

Con l’aiuto della sorella, Innocenzi è riuscito a chiamare l’ospedale. «Faticavo a parlare. Quando uscivano le parole di bocca avevo la sensazione di non poter respirare». Poi l’arrivo al nosocomio di Macerata dove ha trovato tanti «angeli». Il tampone rapido che non lasciava dubbi e l’esito delle analisi che dimostrava che l’attacco del virus era «serio». La Tac ha evidenziato che si trattava di una broncopolmonite bilaterale, sebbene non fosse «cattiva» perché copriva il 30-40% dei polmoni e non era arrivata all’interno. La saturazione non era ottimale e c’era il rischio di intubazione. «In quei sei giorni in ospedale - ha rivelato al giornale - mi sono reso conto della grande capacità dei medici; della loro disponibilità. Passavano ore a capire come respiravi». Poi ha ammonito: «Tante persone parlano perché sono state fortunate a non averlo avuto. Spero che siano tantissime. Non auguro a nessuno di prendere il covid. È terribile. Ti uccide in un attimo. Io mi alleno tutti i giorni: cavallo, corsa e palestra. Seguo una dieta equilibrata, uso prodotti biologici. Non so se essere atleta sia meglio o peggio. Questo virus non guarda in faccia a nessuno. Mi vaccinerò sicuramente».

La vicinanza dei quintanari

Il mondo delle Giostre, Ascoli, Servigliano, Sulmona e Foligno, gli è stato molto vicino nei momenti più duri della malattia. «Lo amo. Mi hanno fatto arrivare tanto amore e sono dispiaciuto di non aver potuto rispondere a tutti». 

 

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