Ascoli, Covid e maltempo: frutta e verdura alle stelle, conviene il chilometro zero

Martedì 9 Giugno 2020 di Laura Ripani
Ascoli, Covid e maltempo: frutta e verdura alle stelle, conviene il chilometro zero

ASCOLI - Ciliegie, pesche, albicocche e agretti: il carrello della spesa si è fatto sempre più pesante in questi giorni di post lockdown e se si somma alla mancanza di lavoro, agli aiuti statali che non arrivano sia ai professionisti sia ai cassintegrati, le famiglie fanno fatica a programmare di tutto. Altro che bonus vacanze o bicicletta, spesso c’è chi non arriva a comprare i beni di prima necessità tra i quali, appunto, imprescindibili, verdura e frutta, base dell’alimentazione.

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I prezzi che schizzano alle stelle, soprattutto se si vuole avere una qualità minima, sono dovuti principalmente al maltempo «che ha imperversato nelle zone di massima produzione come la Valdaso e parte dell’alta Valtesino » spiega Francesco Fortuni presidente di Coldiretti di Ascoli e Fermo.
 
Già, nelle scorse settimane interi raccolti sono andati persi per via della grandine e peggio sarà quando sulle tavole dovrà arrivare l’uva, tra le più colpite. Ma a gonfiare i prezzi della spesa ci sono soprattutto i lunghi viaggi che le merci devono affrontare prima di arrivare sui banchi dei supermercati che in tempi di Coronavirus sono ancora più complicati con tutte le regole da rispettare. Poi magari chi fornisce anche la consegna a domicilio aggiunge la commissione ed ecco che i conti nel bilancio familiare alla fine possono non quadrare.
Il mercato
«Il prezzo - spiega ancora Fortuni - varia da zona a zona, da azienda ad azienda e ovviamente cresce se ci sono certificazioni come quelle biologiche. Ma noi di Coldiretti, anche nel mercato coperto di via Tranquilli vendiamo direttamente dal produttore quindi si azzera tutta la filiera. Addirittura abbiamo fatto consegne a San Benedetto e Ascoli durante questo periodo e ora che si sono allentate le misure i nostri clienti sono tornati in numero superiore a prima». Magari perché apprezzano la qualità, soprattutto se paragonata al prezzo. «Oggi c’è maggiore informazione e i clienti sanno quello che vogliono - aggiunge Fortunato - sanno che i prodotti di stagione costano meno e quindi vale la pena acquistarli, che il chilometro zero premia il gusto, la freschezza». Nel territorio delle Marche Sud poi non c’è neppure lo sfruttamento della manodopera. «Certo che anche noi ci avvaliamo di stranieri - spiega il presidente - ma facciamo tutto in regola. L’abolizione del voucher per retribuire i nostri operai soprattutto in piccole e medie aziende agricole è stato una mazzata perché noi viviamo davvero di stagionalità ma non si registrano sul territorio fenomeni di sfruttamento o, peggio, di caporalato che è la vera piaga».
La competitività
Per i piccoli produttori locali però il vero problema è la competitività. Le grosse aziende infatti, hanno la possibilità di spuntare prezzi bassissimi all’origine che poi tramite i vari passaggi si alzano fino a raggiungere il consumatore finale. Chi ci lavora dunque ottiene molto poco mentre il ricarico è molto alto. «Se i nostri prodotti non ci vengono pagati abbastanza dalla grande distribuzione noi non possiamo assicurare una retribuzione dignitosa a chi lavora nei nostri campi e da qui tutto ciò che ne consegue». Grande distribuzione che poi si rivolge anche all’estero dove però manodopera e controlli non sono sempre ferrei come sul Made in Italy. Intanto le Marche però si godono un importante primato ed è quello di regione più green d’Italia secondo la Fee. «Abbiamo tutto qui - chiude orgogliosamente Fortuni -; e la nostra forza resta la qualità».

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