Ascoli, aziende in fuga senza gli sgravi fiscali: rischio esodo verso l'Abruzzo

Martedì 11 Agosto 2020 di Luca Marcolini
Ascoli, aziende in fuga senza gli sgravi fiscali: rischio esodo verso l'Abruzzo

ASCOLI - Si profila all’orizzonte una possibile fuga di aziende ascolane verso l’Abruzzo. Un potenziale esodo dal Piceno. Questo il paradossale e allarmante scenario che l’atteso “decreto agosto” del Governo rischia di disegnare, andando a colpire indirettamente proprio Ascoli e provincia, ovvero la fascia-cuscinetto al confine tra chi beneficerà di forti sgravi contributivi per le aziende e chi, invece, non avrà diritto a benefici.

Il tutto in una zona purtroppo già vaccinata sul fronte delle beffe e delle emergenze, dopo essere passata attraverso il duro periodo post Casmez per scivolare poi – dopo essere stata riconosciuta anche come Area di crisi - nel baratro di un terremoto con ricostruzione eterna fino alla mazzata ulteriore del Coronavirus. Senza dimenticare l’inestricabile rebus delle infrastrutture.
 
E adesso, con il decreto agostano del Governo Conte che concede sgravi contributivi importanti (addirittura al 30% per il primo anno) per il sud a partire dal vicino Abruzzo, per Ascoli e il Piceno si profila una preoccupante migrazione aziendale ad un tiro di schioppo. Ovvero nelle località del Teramano a qualche chilometro di distanza dalla zona industriale ascolana. Con effetti che, comunque, sarebbero devastanti per un territorio già plurimartoriato. Ed è su questo fronte che ora proprio dalle imprese si leva un appello alla classe politica e alle istituzioni per spingere verso l’inclusione della provincia ascolana tra i beneficiari del provvedimento governativo. 

L’allarme 
A far suonare subito il campanello d’allarme, immediatamente dopo l’approvazione del decreto agosto del Governo, lanciando un urgente appello alle istituzioni e alle forze politiche, è stato un imprenditore del territorio, Stefano De Angelis, presidente del Gruppo Giocamondo che opera nel settore turismo a livello nazionale e internazionale ma ha sempre mantenuto la sede centrale ad Ascoli. «I nostri politici a tutti i livelli – dichiara De Angelis – a mio avviso devono subito ingaggiare una battaglia per far rientrare Ascoli, la provincia o meglio ancora il cratere del terremoto in questi sgravi. Abbiamo 60 giorni di tempo per muoverci, ovvero il tempo necessario per convertire il decreto in legge.. Se Ascoli rientrerà in queste agevolazioni diventerà il territorio più a nord di Italia ad avere questi vantaggi fiscali e ciò significherà inevitabilmente enormi opportunità di crescita. In caso contrario, sarebbe l’Abruzzo a beneficiare di un grande potere attrattivo per gli investimenti e questo potrebbe rappresentare una vera e propria mazzata per il territorio ascolano considerando che solo a qualche chilometro il costo del lavoro per le imprese sarebbe molto minore e per il Piceno si profilerebbe l’incubo anche di possibili trasferimenti di aziende oltre confine». Così come sarebbe molto più difficile attrarre nuovi investimenti sul territorio ascolano. 

Il rischio esodo 
Paradossalmente, stando al decreto così com’è attualmente, il Piceno si ritroverebbe fortemente penalizzato da una misura nata, in realtà, proprio per aiutare le zone in difficoltà economiche. E da questo punto di vista – quello delle difficoltà economiche - Ascoli rappresenterebbe un punto di riferimento su più fronti: partendo dalla dolorosa fuoriuscita dall’ex Casmez con fuga di qualche multinazionale per arrivare alla dichiarazione di Area di crisi aggiungendo il forte contraccolpo del terremoto, delle infrastrutture in fase di stallo e con la ciliegina sulla torta rappresentata dal Coronavirus. Oltre al danno (anzi, ai danni), si profila l’ennesima, insopportabile, beffa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA