Ascoli, Whirlpool, Manuli e Maflow: la carica delle 425 aziende che vogliono riprendere a lavorare

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Mario Paci
Ascoli, Whirlpool, Manuli e Maflow: la carica delle 425 aziende che vogliono riprendere a lavorare

ASCOLI - Sono 425 le aziende della provincia di Ascoli che hanno chiesto al prefetto Rita Stentella di potere continuare a lavorare in deroga al decreto del governo che impone il blocco della produzione in quei settori non ritenuti essenziali.

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Fra le richieste figurano anche quelle di industrie importanti come la Whirlpool di Comunanza, Manuli, Maflow e molte altre ancora costrette a spegnere gli impianti. Tutti gli imprenditori sono consapevoli dell’emergenza Coronavirus ma temono che se dovesse perdurare la chiusura degli stabilimenti si dovrà contrastare un’altra emergenza: quella della crisi economica. 
 
Ci sono poi alcune aziende, come la Ykk, ad esempio, specializzata nella produzione di cerniere lampo e altri accessori a livello mondiale, che continua a lavorare, seppure in forma minore, impegnandosi a garantire bottoni metallici per le divise delle forze armate. E anche altre aziende si sono in parte riconvertire pur di non mandare in cassa integrazione il proprio personale. A fronte delle richieste pervenute, però, solamente cinque al momento sono state accolte dalla prefettura anche perchè il decreto non lascia grossi margini di manovra.
La liquidità
C’è inoltre un altro fronte sul quale sono impegnati gli industriali piceni ed è quello della liquidità alle aziende. «Come imprenditori - dichiara Simone Mariani, presidente di Confindustria Centro Adriatico - non comprendiamo la scelta di non volere seguire la stessa strada percorsa in altri Paesi europei come la Germania, generando una distinzione sulle garanzie per le aziende. Non capiamo cioè perchè le imprese sotto i 25mila euro debbano avere le garanzie al 100% mentre le maggiori, che generano occupazione e indotto, debbano essere penalizzate». Il rischio che più temono gli industriali è quello di finire nella palude della burocrazia. «La cosa che ci preoccupa veramente -conferma Mariani - non è la mancanza della totale copertura ma la dimensione burocratica che questa procedura, specialmente in Italia, rischia di generare. Gli imprenditori dovranno sottoporsi al vaglio delle banche e dei relativi tempi tecnici».
Le richieste
Se le richieste saranno migliaia forse i tempi già lunghi nelle procedure ordinarie si dilateranno. «Ad oggi ancora mancano ancora agli istituti di credito le indicazioni tecniche sulle anticipazioni per la cassa integrazione, ecco che il rischio di paralisi è alle porte - teme Mariani - senza dimenticare che se verranno confermate le disposizioni che abbiamo letto sui tempi di ammortamento, questi sono lontani dalla lunghezza trentennale da noi auspicata. Che si trovi velocemente un meccanismo, stile salvo buon fine, che permetta di accedere comunque a tutta la liquidità richiesta, per poi far seguire l’iter e capire se quella minima percentuale scoperta potrà essere garantita o meno».

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