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Ascoli, il Comune revoca il contributo per il terremoto e il giudice gli dà torto. Ricorso contro la sentenza che obbliga al risarcimento

L'Arengo transennato ai tempi del terremoto
L'Arengo transennato ai tempi del terremoto
di Luca Marcolini
4 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Novembre 2021, 07:05

ASCOLI - Non solo cantieri e famiglie sfollate, ma anche revoche di contributi di sistemazione e battaglie legali arricchiscono lo scenario di questo post terremoto lungo ormai 5 anni. A fronte di circa 150 revoche dei Cas disposte dall’Arengo nella scorsa primavera, tra controlli effettuati (con grande lavoro del settore Politiche sociali e abitative) e rinunce a ripresentare la domanda, c’è circa un 10% delle pratiche di revoca che sfocia in battaglie legali.

Il secondo grado
Ed in questo scenario arriva, ora, anche un ricorso in appello dell’amministrazione comunale a fronte di una sentenza del Tribunale ascolano che ha dato ragione, in primo grado, ad un cittadino chiamando l’ente ad erogare al ricorrente tutti i contributi non versati da febbraio 2018 ad oggi.

L’Arengo, come detto, non ci sta e ha deciso di portare la questione all’attenzione della Corte di appello di Ancona. Il tutto in un quadro che, nello scorso mese di luglio, faceva registrare 15 ricorsi presentati da cittadini cui erano stati revocati i contributi di sistemazione post sisma, di cui 5 sono già arrivati a conclusione con sentenze favorevoli al Comune, mentre in un caso è stato il giudice di pace a dare ragione al ricorrente e gli altri procedimenti risultano ancora in corso.

A completare il quadro, va detto che ad oggi, complessivamente, per quel che riguarda i contributi di autonoma sistemazione che vengono regolarmente erogati in città, le famiglie beneficiarie (a 5 anni dalle prime scosse telluriche) risultano essere 764, per un importo complessivo di oltre mezzo milione di euro al mese.


Il braccio di ferro
Il braccio di ferro tra l’Arengo e quei cittadini che hanno deciso di ricorrere alle aule di giustizia dopo essersi visti revocare i Cas continua tuttora. In ordine temporale, il caso più recente vede ora l’amministrazione comunale pronta a ricorrere in appello a seguito di una sentenza del Tribunale ascolano - che l’Arengo definisce isolata (a parte, come detto, un pronunciamento del giudice di pace) – con la quale si è disposto l’annullamento del provvedimento di revoca del diritto ai contributi al cittadino ricorrente.

Con il Comune chiamato anche ad erogare tutti i contributi arretrati dal febbraio 2018 ad oggi. Ma l’ente, come detto, ha già disposto l’incarico all’avvocatura comunale di presentare ricorso alla Corte di appello di Ancona ritenendo «errata e non adeguatamente motivata» la sentenza in questione. A questo punto, quindi, la battaglia legale proseguirà in secondo grado.


Le revoche
Erano risultate 150 le famiglie ascolane per le quali l’Arengo, nella scorsa primavera, dopo il termine di rinnovo delle richieste di Cas e i previsti accertamenti, aveva revocato il contributo di autonoma sistemazione post terremoto per mancanza di requisiti. Revoche che erano scattate – come conferma la relazione specifica di resoconto dei preposti uffici comunali – sia dopo le verifiche effettuate che per la mancata presentazione, da parte di qualcuno, della richiesta di rinnovo del sostegno economico. Quindi, per rinunce a seguito della sopravvenuta mancanza di requisiti o semplicemente per il rientro a casa.

E, tra le 150 pratiche revocate, due erano state anche segnalate dagli uffici comunali preposti alla Procura della Repubblica. E sul fronte delle battaglie legali, dalle prime revoche fino ad arrivare al luglio scorso, risultavano essere stati presentati complessivamente 15 ricorsi. Con la palla che è passata, in questi casi, nelle mani dei giudici chiamati ad esprimersi.


Le prime segnalazioni
Sul fronte delle revoche dei Cas per alcune famiglie ascolane, l’Arengo aveva avviato le prime segnalazioni nella fase iniziale dell’erogazione dei contributi riguardo 75 casi ritenuti sospetti riguardo la legittimità ad ottenere le somme. In realtà, i riflettori dell’Arengo inizialmente erano stati puntati su circa 100 beneficiari di Cas, ma a seguito di successive verifiche e controlli sarebbe poi emerso che il 75% di questi casi sarebbe risultato non legittimato ad ottenere il contributo.

Di questi 75 casi, poi, il 25% aveva ammesso di aver sbagliato in buona fede e di aver male interpretato la normativa restituendo subito, volontariamente, le somme percepite. Per le restante 50%, invece, era scattata formalmente la revoca dei contributi con l’obbligo di procedere con la restituzione dei soldi. Queste pratiche sono state sottoposte dall’Arengo anche al vaglio della Guardia di finanza e della procura.

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