La figlia di Melania cambia cognome, via Parolisi, si chiamerà Vittoria Rea

Mercoledì 25 Novembre 2020 di di Luigi Miozzi
Melania Rea, la piccola Vittoria e Salvatore Parolisi quasi dieci anni fa

 ASCOLI Vittoria Parolisi, la bambina nata dal matrimonio tra Melania Rea e Salvatore Parolisi, ha chiesto e ottenuto di poter cambiare il cognome. Ora si chiama Vittoria Rea prendendo il cognome della mamma e di quella famiglia che dal 18 aprile del 2011, quando aveva poco più di un anno e mezzo, si sta prendendo cura di lei. Sono infatti i nonni materni e lo zio Michele - il fratello di Melania - che dal giorno in cui la madre è stata uccisa per mano del padre, non le fanno mancare l’amore e l’affetto di cui ha bisogno. Una decisione importante che la stessa Vittoria ha chiesto di poter fare.

 
«Si è avverato il desiderio di Vittoria - dice Michele Rea - Anche a scuola, quando facevano l’appello, lei non sentiva suo quel suo cognome e non era giusto che fosse lei a portare il peso di quel cognome. Ora la bambina ha riacquistato la sua serenità e sente ancora più forte il legame con la famiglia della mamma dove vive e sta crescendo circondata dall’amore di tutti». Oggi la piccola Vittoria frequenta la prima media e, a causa dell’emergenza sanitaria, sta seguendo le lezioni a distanza. Ha anche dovuto smettere l’attività sportiva e, soprattutto di andare i piscina. «Vittoria ha potuto cambiare cognome grazie ad una legge dello Stato che consente a chi ha subito violenze efferate di poterlo fare - ha spiegato il fratello di Melania -. E così il tribunale per i minorenni di Napoli gli ha dato la possibilità di chiamarsi Rea. È stata una cosa che abbiamo mantenuto nascosta fino ad ora per rispetto della stessa Vittoria e della sua decisione». È da quando la sentenza di condanna di Salvatore Parolisi a venti anni di carcere è passata in giudicato che la bambina non sente più neppure la voce del padre. 
Il giudice, infatti, ha revocato all’ex caporalmaggiore dell’Esercito che sta scontando la sua pena nel carcere di Bollata la possibilità di telefonare alla figlia. La potestà genitoriale, invece, nel 2012 gli era stata sospesa e poi persa definitivamente nel 2017 a seguito della condanna definitiva per omicidio. L’unica ad aver mantenuto un rapporto seppur non assiduo con la bambina è la zia Francesca, la sorella di Salvatore: «Ogni tanto si fa sentire - dice Michele Rea - e telefona a Vittoria per parlare con lei e sapere come sta». 
Era il 18 aprile del 2011 quando Melania Rea venne uccisa con 32 coltellate nel Bosco delle Casermette di Ripa di Civitella ma il suo corpo senza vita venne rinvenuto solo due giorni più tardi a seguito di una telefonata anonima. Sin da subito i sospetti degli inquirenti furono rivolti verso il marito Salvatore Parolisi, istruttore di donne soldato al 235° Reggimento Piceno. Nel corso dell’inchiesta emerse che il caporalmaggiore aveva una relazione extraconiugale con una delle allieve e, per i giudici della corte d’assise di appello di L’Aquila fu proprio «l’imbuto emotivo» in cui era finito Parolisi, stretto tra il rapporto coniugale da una parte e la volontà dell’amante di presentarlo ai suoi genitori nel corso delle festività pasquali di quell’anno, a indurre il militare a compiere l’atroce delitto. Condannato a trenta anni di carcere in primo grado, la pena venne confermata anche dai giudici di secondo grado ma la Cassazione rinviò alla corte d’assise di appello di Perugia per il ricalcolo della pena a seguito dell’esclusione dell’aggravante della crudeltà. I giudici umbri hanno ridotto da 30 a 20 gli anni di carcere da scontare e nel giugno del 2016 la sentenza è stata confermata in Cassazione. 

 

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