La Tari è tre volte più cara ad Ascoli che nella Vallata: ecco perchè e cosa può cambiare

Domenica 31 Ottobre 2021 di Eduardo Parente
La Tari è tre volte più cara ad Ascoli che nella Vallata: ecco perchè e cosa può cambiare

ASCOLI  - Tari pro capite: Quanto vale questo balzello per ogni cittadino? Ed è veramente sostenibile? Sono tanti i quesiti che la popolazione dell’intera provincia pone a chi di dovere su di un costo che, ad oggi, a livello provinciale, vale quasi 40 milioni di euro. Il dato nudo e crudo esce fuori dall’ultimo aggiornamento del Pef 2021 (Piano Economico Finanziario) che mette a fuoco il costo della Tari (tassa sui rifiuti) per ogni abitante, comune per comune.


 
Tra quelli più grandi, la palma d’oro va al comune di San Benedetto del Tronto, con una media costo, pari a 257,9 euro per ogni abitante. Segue il comune di Grottammare con 252,2 euro. In terza posizione troviamo Ascoli Piceno con 218,7 euro per ogni testa. Per numero di abitanti, infine, troviamo Castel di Lama e Spinetoli il cui costo Tari pro capite è pari, rispettivamente, a 84,4 e a 144,4 euro.

Ma questa è una classifica che si forma per delle motivazioni ben precise. Secondo Mauro Bochicchio, sindaco di Castel di Lama, infatti, «è chiaro che, statisticamente, nel piano dei rifiuti, si nota benissimo che in base alla dimensione demografica di ogni comune, la produzione pro capite dei rifiuti aumenta, perché ci sono più attività umane all’interno del nucleo urbano di riferimento. Inoltre conta anche come è organizzato il servizio, che si basa su costi fissi e variabili: ad esempio, lo smaltimento in discarica e del verde ha un suo costo a tonnellata. Mentre la raccolta del rifiuto (differenziata e non) ha un costo fisso che, comunque, dipende da come si organizza il servizio, da quanto tempo si impiega e da quanti mezzi si utilizzano. Poi, chiaramente, ci sono i servizi extra, come gli spazzamenti stradali. Ed è normale che i servizi effettuati in una città che si affaccia sulla costa, sono differenti da quelli che si effettuano in nuclei urbani che si trovano nell’entroterra. E tutte queste voci di spesa finiscono all’interno del piano finanziario». Ma una volta dato uno sguardo ai numeri, rimangono le polemiche. Che si concentrano, manco a dirlo, sul nodo del piano d’ambito approvato nelle scorse settimane. 


L’assemblea pubblica di venerdì sera ad Appignano del Tronto ha fatto registrare il tutto esaurito, tra cittadini, comitati e ambientalisti. Il tema è stato quello dei rifiuti e tra i relatori erano presenti i sindaci di Appignano del Tronto, Castel di Lama e Castignano. «Abbiamo parlato del piano d’ambito adottato con la delibera dell’assemblea dell’Ata rifiuti del 12 ottobre e condiviso l’assurdità di questa pianificazione sovrastimata e iniqua - si legge in una nota di Sara Moreschini, sindaco di Appignano-. Il piano infatti prevede, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, una discarica nella valle del Bretta, attualmente di proprietà della ditta Geta per 900mila metri cubi circa. Per il trattamento degli indifferenziati, invece, un tmb che può trattare 80mila tonnellate di rifiuti, quando la provincia di Ascoli Piceno ne produce 30mila. Poi ancora è in cantiere un nuovo impianto di biodigestione a Relluce, al doppio delle necessità di trattamento di ambito. A chi servono questi impianti che superano in modo assurdo le reali necessità di territorio? Come amministratori e cittadini abbiamo, la necessità di andare oltre e guardare ad un futuro davvero green. E abbiamo deciso insieme di capovolgere questa logica - conclude la nota di Moreschini -. E lo faremo in tutti i modi che la legge ci consentirà». 

 

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