Il pane è più caro del 20% e la farina inizia a mancare: i titolari dei forni preoccupati per l’aumento delle materie prime e dei costi energetici

Sabato 12 Marzo 2022 di Cristiano Pietropaolo
Il pane è più caro del 20% e la farina inizia a mancare: i titolari dei forni preoccupati per l aumento delle materie prime e dei costi energetici

ASCOLI  - Le ripercussioni del conflitto in Ucraina si ripercuotono anche sulle forniture di grano e sui prezzi del pane dal momento che Russia e Ucraina rappresentano il primo e il terzo esportatore mondiale di cereali.  La crisi ha fatto schizzare alle stelle le quotazioni del grano, che dall’inizio del conflitto hanno subito un aumento che sfiora il +40%.

 

 

Andamento al rialzo che sta interessando altre materie prime come mais e soia, ma sono a rischio anche le forniture di questi beni primari fondamentali per la produzione di pane, pasta e prodotti da forno. La produzione nazionale di grano tenero copre solo il 35% del fabbisogno dei nostri mulini e il resto deve essere importato e il tutto crea gravi problemi a tutto il settore. 


« Gli aumenti ci sono stati e da quello che mi hanno comunicato i nostri fornitori, ce ne saranno ancora, a partire dalle materie prime - afferma Fabrizio Casagrande della pasta all’uovo “Le Torri”- Saliranno i prezzi di carne, uova, semola. Anche i costi delle utenze sono saliti già molto, come gas ed energia elettrica. Vedremo quali saranno le conseguenze. Penso che tutto possa durare ancora un pò ma la questione riguarda anche l’acquirente. Qualche mese fa abbiamo ritoccato al minimo qualche prezzo ma sempre in piccolo: per il momento non lo faremo, ma vedremo in seguito come comportarci».


« Nel giro dell’ultimo mese i prezzi sono stati modificati due volte. Noi abbiamo due fornitori di farina ed entrambi hanno aumentato i prezzi- dichiara Daniela Manfroni dell’omonimo forno a un passo da Piazza del Popolo-L’ultima volta abbiamo fatto il carico e il prezzo della farina è aumentato del 10-15% e tutto questo si ripercuote sul prezzo del prodotto finale, anche con l’aumento del prezzo della benzina. Noi abbiamo il forno elettrico e i costi dell’energia sono già notevoli- prosegue - Penso che se la situazione non cambia, ci saranno degli ulteriori aumenti. Aspettiamo e vedremo. Sicuramente l’acquirente, che è nell’ultimo gradino della scala, pagherà un prezzo più salato. Molti hanno le stesse entrate ogni mese, come i pensionati o i dipendenti statali e si troveranno sicuramente a che fare con aumenti importanti».

«Ogni giorno gli aumenti sono costanti. Faccio l’esempio dell’olio di semi di girasole che è passato da 1,50 euro a 3,10, mentre per la bolletta della luce siamo passati da 1500 euro mensili a 2500- affermano Giovanni e Ivan Piconi dell’omonimo forno di Via dei Bonaccorsi -Siamo preoccupati dell’esaurimento delle materie prime: qualcuno ha detto che per giugno potrebbe non esserci più la farina. Noi stiamo lavorando circa 16 ore al giorno e alla fine se aumentano i costi, non potremo più vendere il prodotto come prima. Già i prezzi erano molto bassi precedentemente - spiegano-. Non penso che la cosa si possa risolvere a breve. In Ucraina prendiamo il grano e se non arriva la farina, cosa facciamo. Da quando ci sono stati gli aumenti energetici e la guerra la rosetta è passata da 20 a 30 centesimi e la pagnotta da un chilo da due a 2,40 euro?». Difficoltà che accomunano anche i panificatori dei prestigiosi forno di Pio a San Filippo e Giacomo e Di Mattia a Porta Maggiore.


« Gli aumenti sono paurosi e non sappiamo dove andare a parare- evidenzia Mario Angelini dell’omonima pasticceria di Corso Vittorio Emanuele - I consumi sono bassissimi e non si può nemmeno agire sulla leva degli aumenti. Se la cosa perdurerà per qualche mese, il 50-70% delle attività è a rischio. Già l’olio di girasole inizia a scarseggiare e nel giro di due mesi sarà esaurito. Le ripercussioni saranno paurose. Abbiamo il forno elettrico nella pasticceria che consumava 28 chilowatt ed eravamo ad una media di 1500 euro mensili di consumo mentre adesso siamo già arrivati a 4000- prosegue Angelini- Una singola attività che deve ammortizzare 50mila euro di spesa energetica ha grosse difficoltà. Siamo increduli ed è molto difficile cosa e come farlo. Agire sulla leva dei prezzi è difficile e a quel punto meglio fermarsi. Cosa fare e come finanziare questi costi in più? Deve uscire velocemente una soluzione, altrimenti ci sarà un verdetto definitivo. Bisognerebbe riaccendere le centrali a carbone, visto che il 50% del gas importato viene utilizzato per l’energia elettrica. Meglio avere un pò di fumo per qualche tempo che morire di fame».

 

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