La Procura della Repubblica indaga per bancarotta un dirigente di calcio per il fallimento di una società

Martedì 23 Febbraio 2021 di di Mario Paci
La Procura della Repubblica indaga per bancarotta un dirigente di calcio per il fallimento di una società

ASCOLI - Simone Bernardini, attuale direttore generale del Fano calcio (ex dirigente del Teramo), Alessandro Mastrantonio e Massimo De Angelis sono indagati, a vario titolo, dalla Procura della Repubblica ascolana, per la bancarotta relativa al fallimento della società Wellness 2.0 avvenuto nel 2015. Le indagini sono condotte dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli.

 

La società Wellness 2.0 venne costituita il 31 agosto del 2011 e aveva come oggetto sociale la gestione in conto proprio (o per conto terzi) di palestre nonchè l’allestimento e l’organizzazione dei saloni per il trattamento estetico per la cura e il benessere del corpo, in particolare per esercizi di cultura fisica, saune, bagni massaggi, piscine. 
La sua attività consistette principalmente nella gestione di un centro benessere e fitness in via Piemonte al Pennile di Sotto a seguito di un contratto d’affitto di ramo d’azienda stipulato con un’altra società. Una struttura di circa 5mila metri quadrati comprensiva di tre piscine e servizi annessi (sauna, idromassaggio, bagno turco, docce polisensoriali). Per un po’ gli affari andarono bene, poi iniziò il declino come ha certificato il curatore fallimentare Di Blasio. Prima iniziarono a non essere pagati i fornitori, poi le utenze e infine il personale. 


Inevitabile la presentazione dell’istanza di fallimento in tribunale decretata nel 2015. Secondo la Procura ascolana la situazione economico-finanziaria della società avrebbe dovuto indurre l’organo amministrativo a monitorare costantemente i conti, almeno con una cadenza trimestrale, anche considerando quella che sarebbe stata la situazione societaria in prospettiva nei mesi successivi evitando quindi che la crisi producesse i suoi effetti nefasti. D’altronde, la presenza di un patrimonio netto negativo o al di sotto del minimo legale, sarebbe stato un indicatore di crisi a prescindere dalla situazione finanziaria di Wellness 2.0 in quanto è una circostanza che costituisce pregiudizio alla continuità aziendale quantomeno sino a quando le perdite non fossero state ripianate e il capitale sociale riportato almeno al limite legale.


I tre amministratori indagati che si sono succeduti prima del fallimento, erano stati quindi chiamati a svolgere regolari verifiche circa la sussistenza del requisito della “continuità aziendale”, non solo nel momento della preparazione del bilancio ma anche in corso d’esercizio qualora fosse emerso un evento tale da fare seriamente dubitare della permanenza di quel requisito. Compiti che secondo la magistratura non sarebbero stati portati a termine. Purtroppo, infatti, Wellness 2.0 andò sempre peggio fino al fallimento con un passivo di quasi 900mila euro. Dopo la relazione del curatore fallimentare Di Blasio, il sostituto procuratore Cuccodrillo ha dato mandato alla Finanza di indagare sul crac pervenendo alla formulazione dei capi di accusa. L’inchiesta della magistratura non è ancora conclusa ed è probabile che i tre ex amministratori di Wellness 2.0 presenteranno dossier a difesa prima di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA