Soluzione tampone con un nuovo impianto ma i rifiuti restano a Relluce. Fermo e Ancona non possono accoglierli

Sabato 7 Maggio 2022 di Marco Vannozzi
La discarica di Relluce

ASCOLI  - Scongiurate al momento le ombre di stop dell’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico dei rifiuti) di Relluce, ecco l’idea di un macchinario sostitutivo, ma solo temporaneo. «Abbiamo preso in considerazione questa soluzione d’emergenza di un vaglio mobile al fine di assicurare la continuità del servizio – afferma l’amministratore delegato di Picenambiente, Leonardo Collina -. Quando le autorità competenti decideranno il da farsi, noi eseguiremo nel più breve tempo possibile. Siamo a disposizione». 

 

Nei giorni scorsi Picenambiente aveva comunicato la necessità di sospensione dell’impianto di trattamento meccanico biologico (Tmb), per sopravvenute gravi ragioni di sicurezza dovute da rottura/ammaloramento per senescenza tecnica-infrastrutturale (fine vita) di due macchinari (vaglio rotante a tamburo e carroponte), a partire da oggi e fino a data da destinarsi. La soluzione adesso si chiama vaglio rotante mobile: il macchinario sostitutivo però è più piccolo e riesce a trattare i rifiuti con minore rapidità. L’ipotesi è stata pensata a causa dell’impossibilità di conferire il materiale altrove: Fermo e Ancona sono i più vicini in funzione, ma questi Tmb sono in saturazione impiantistica e lavorano a pieno regime perché ricevono i rifiuti di Macerata in seguito all’incendio al Cosmari. Nello specifico si parla di circa 100-130 tonnellate di rifiuti di ingresso al giorno nel Tmb (circa tremila al mese). L’emergenza è però sotto i riflettori. Secondo i gestori l’impianto non ha più tenuta strutturale e necessita di un ammodernamento. Il Tmb è stato collaudato oltre 20 anni fa. Dal 2016 i gestori richiamano l’attenzione. Nel 2019 è stato proposto il progetto: un investimento di 10 milioni di euro. Lo scorso 23 gennaio è stata presentato l’istanza di riesame Aia con intervento di revamping tecnologico: la Provincia sta valutando. E nel frattempo scende una scure. Chi è tenuto a sobbarcarsi gli oneri di spesa? Da sette anni si è in attesa del trasferimento dell’impianto di trattamento dalla Regione all’Ata. 

E adesso la Regione si fa sentire: secondo alcuni rumors, da Ancona fanno sapere di non aver alcuna intenzione di farsi carico dei costi, chiedono di accelerare la questione ed essere ricontattati solo per l’appuntamento definitivo con il contratto di cessione. Si apre così una nuova partita, con la ventilata ipotesi che le spese a questo punto si possano tradurre in aumenti nella tariffazione.

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