Fabiani non è più sindaco e deve lasciare la Provincia, dubbi sugli atti che sta ancora firmando e le procedure da seguire per la decadenza

Mercoledì 20 Ottobre 2021 di Nino Orrea
Sergio Fabiani

ASCOLI - Cosa accade se un presidente di Provincia decade dalla carica di sindaco del Comune in cui era stato eletto? Un quesito che riguarda molte Province i cui presidenti sono decaduti dalla carica di sindaco o, perché non rieletti, oppure, perché hanno esaurito i due mandati. E tra queste Province c’è anche quella di Ascoli, il cui presidente, Sergio Fabiani, dovrebbe essere decaduto dalla carica perché non più sindaco del Comune di Montegallo, dallo scorso 3 ottobre, dove ha svolto due mandati.

 


Perché usiamo il condizionale? Perché sembra che lo stesso Fabiani continui ad esercitare le funzioni di presidente di palazzo S. Filippo, nonostante un parere chiaro ed esaustivo del ministero degli Interni. «Nell’ipotesi in cui, per effetto dell’ultima tornata elettorale – scrive il Ministero – un presidente di Provincia venga a perdere la qualità di sindaco, ciò determinerà il subentro nella carica del vicepresidente». È la risposta che il Viminale ha indirizzato alle Province di Ancona, Latina e Verbano Cusio Ossola rispondendo a un loro quesito e che ricalca punto per punto la legge Del Rio del 2014. Insomma, secondo questo indirizzo anche il presidente di palazzo S. Filippo deve intendersi decaduto dalla carica. Solo che lo stesso Sergio Fabiani lo scorso 9 ottobre ha convocato, con lettera ufficiale e a sua firma, l’assemblea territoriale d’ambito dei rifiuti (Ata), per il giorno 12 ottobre. Il fatto che in Provincia di Ascoli manchi un vicepresidente perché mai nominato non sembri cambiare di molto la questione. Questo, perché secondo un parere dell’Upi, in mancanza di un vicepresidente, le deleghe possono essere trasferite al consigliere più anziano o procedere alla nomina del vicepresidente da parte del consiglio provinciale. Molto probabilmente Sergio Fabiani ha fatto affidamento su una interpretazione della stessa Upi nazionale, secondo la quale un presidente di Provincia seppur decaduto perché non più sindaco, può continuare ad esercitare le sue funzioni. Una interpretazione che è declinata anche dal fatto che tra dicembre e gennaio molte Province saranno chiamate a rinnovare i consigli provinciali e a nominare il presidente.

Allora, deve aver pensato l’Upi, poiché mancano solo due mesi a questo appuntamento vale la pena far decadere tutti i presidenti di Provincia non più sindaci? Se questa era l’intenzione dell’Upi essa è stata superata dal parere del ministero degli Interni che sulla questione è stato molto categorico. Questa la situazione normativa. A tale proposito va anche aggiunto che le Prefetture, qualora un presidente di Provincia continui nell’esercizio delle sue funzioni pur se decaduto, nulla possono in merito, anche perché le Province non sono più organismi elettivi, come i Comuni dove esiste l’elezione diretta del sindaco e dei consiglieri comunali. 


In pratica, le Prefetture non possono procedere allo scioglimento del consiglio provinciale come avviene, invece, per i Comuni. Stando così le cose viene da chiedersi se la Prefettura di Ascoli possa, quanto meno, informare il ministero dell’Interno, di cui è il braccio operativo sul territorio, della situazione che si è venuta a creare a palazzo S. Filippo. Anche perché, elemento da non sottovalutare, tutti gli atti firmati da un presidente di Provincia decaduto devono, per legge, devono intendersi nulli. L’esempio è proprio quello della Provincia di Ascoli, con la lettera di convocazione dell’assemblea dell’Ata in cui è stato adottato il piano d’ambito dei rifiuti. Ma c’è un’altra domanda da rivolgere direttamente a Sergio Fabiani: perché nel corso del suo incarico di presidente della Provincia non abbia mai proceduto alla nomina di un vicepresidente? Un interrogativo niente affatto ininfluente.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA