«Sentenza illogica e contraddittoria», Omicidio Albertini, è tutto da rifare. La Cassazione chiede il ricalcolo della pena per l’imputato

Il tribunale
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di Luigi Miozzi
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Giovedì 10 Febbraio 2022, 06:35

ASCOLI - Per la seconda volta la Cassazione annulla la sentenza di Appello e rinvia gli atti per il ricalcolo della pena di Giorgio Giobbi accusato dell’omicidio preterintenzionale di Giovanni Albertini, il cinquantottenne ascolano deceduto a poche ore di distanza dall’aggressione che aveva subito in piazza del popolo il 17 febbraio del 2016. Per quelli stessi fatti, sta già scontando una pena passata in giudicato a dodici anni di carcere Danilo Damiano Chirico. 

 
Le motivazioni
I giudici della Suprema Corte anche questa volta hanno accolto il ricorso dei difensori del cinnquantenne ascolano che avevano contestato il fatto che di giudici di secondo grado di Perugia avessero solo parzialmente rispettato le osservazioni fatte dalla Cassazione a seguito del primo annullamento, a novembre del 2019, della condanna a 11 anni e 7 mesi di carcere inflitta ad Ancona. In quel caso i difensori di Giobbi impugnarono la sentenza poichè venne contestata l’applcazione al proprio assistito da parte dei giudici dell’aggravante della recidiva che, invece, non era stato richiesto dal Pm in primo grado e che, pertanto, non poteva essere applicata successivamente. Pertanto, la Cassazione rinviò tutto alla corte d’assise di Perugia che effettuò il ricalcolo della pena infliggendo a Giobbi otto anni e quattro mesi di detenzione. Anche in questo caso, però, gli avvocati Federico Cecconi di Milano e Sergio Liberati di Ascoli, avevano presentato un nuovo ricorso in Cassazione per impugnare la sentenza dei giudici umbri ritenendo che nell’eseguire la riquantificazione della pena, non avevano eseguito una riduzione proporzionale della pena base ma solamente per le aggravanti rimanenti. In punta di diritto, i difensori avevano evidenziato la «contradditorietà e l’illogicità della motivazione sulla mancata rideterminazione della pena base» per cui la pena finale avrebbe dovuto essere più bassa rispetto agli otto anni quattro mesi. Motivi che sono stati accolti dai giudici della Suprema Corte che hanno annullato nuovamente la sentenza e rinviato a Firenze tutta la documentazione. Era la sera del 17 febbraio del 2016 quando Giovanni Albertini si fermò in un bar di Piazza del Popolo dove di lì a poco ci fu una violenta lite. Albertini, dopo essere stato schiaffeggiato cadde a terra e fu raggiunto da un calcio all’addome.
Le conseguenze
Tornato a casa, durante la notte, l’ex commerciante si sentì male e morì. L’autopsia chiarì che il decesso era avvenuto a seguito della rottura della milza. 

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