Pericolo frane, via Po trasferita in un’altra zona. Case evacuate dopo le scosse del 2016, i residenti fruiscono del Cas

Giovedì 14 Ottobre 2021 di Luca Marcolini
Pericolo frane, via Po trasferita in un altra zona. Case evacuate dopo le scosse del 2016, i residenti fruiscono del Cas

ASCOLI  - Si arriva alla fase decisiva per la soluzione del caso di via Po. Una situazione che da 5 anni, ovvero dopo il sisma del 2016, preoccupa le famiglie che abitavano nelle case che si affacciano sul torrente Chiaro e che sono dovute andare alla ricerca di un tetto provvisorio (usufruendo dei Contributi di autonoma sistemazione), ormai da circa 3 anni, a causa dell’inagibilità delle abitazioni. Il tutto in una zona già a rischio per le possibili frane lungo il costone sottostante. 

 


Ed ora, con un percorso che si protrae da tempo, si arriva alla fase decisiva per lo sblocco della delocalizzazione con ricostruzione delle case in questione in un’area nelle vicinanze (che sarebbe già stata individuata). Una delocalizzazione indicata e formalizzata come soluzione percorribile anche a seguito di una comunicazione dell’Ufficio speciale per la ricostruzione già nel marzo del 2020. Ed ora gli incontri recenti tra i tecnici incaricati dai proprietari delle abitazioni, i vertici dell’Usr e i rappresentanti dell’Arengo stanno indirizzando il caso, con l’impegno di tutte le parti, verso l’approdo all’attesa soluzione finale, ovvero quella della delocalizzazione delle abitazioni per dare finalmente certezze alle famiglie da troppo tempo in attesa. Si tratta, adesso, di mettere a punto alcuni passaggi procedurali e dettagli – necessari anche alla luce di una più recente ordinanza - per consentire di arrivare alla conclusione positiva dell’iter. 


La lunga storia delle criticità per il versante di via Po risale, in realtà, anche al periodo precedente al terremoto, quando un geologo fu incaricato di una perizia sulla situazione della zona. Perizia che aveva evidenziato già le criticità presenti. Situazione poi aggravata dalle scosse telluriche del 2016 e del 2017. E anche a seguito dell’aggravamento, l’Arengo aveva commissionato un ulteriore incarico ad un altro geologo che aveva confermato il rischio. Tanto da aprire lo scenario della possibile delocalizzazione quale soluzione percorribile per tutelare le famiglie. 

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