Parte da Ascoli la lotta all’epatite C: tutte guarite le 74 persone infette

Sabato 18 Settembre 2021 di Cristiano Pietropaolo
Parte da Ascoli la lotta all epatite C: tutte guarite le 74 persone infette

ASCOLI  - Sono 74 gli utenti del Servizio territoriale delle dipendenze patologiche guariti dall’epatite C con il progetto innovativo “Etnorac” partito il 1 gennaio 2020 e che si concluderà il 30 settembre. Il network operativo nell’Area vasta 5, tra le Malattie infettive ed il Servizio territoriale dipendenze patologiche di Ascoli, ha portato alla creazione di un modello di intervento integrato in grado di garantire una continuità assistenziale che parte dallo screening, passa per la diagnosi e arriva alla cura. 

 


L’obiettivo del progetto era ridurre la prevalenza dell’infezione da Hcv e per far questo è stato necessario predisporre l’attività di screening a tutta la popolazione target poiché le informazioni relative alla diffusione dell’Hcv erano quasi inesistenti e dove presenti gli esami ematici erano spesso vecchi e non più utili. Sono stati effettuati 164 screening da cui sono risultati 74 casi Hcv positivi che, dopo il ciclo di cura, si sono negativizzati al virus dell’epatite C; 22 soggetti hanno effettuato il ciclo in carcere o in comunità. Questi risultati rappresentano la base per estendere lo screening anche ad altre fasce di target e raggiungere tutto il “sommerso” per interrompere la trasmissione del virus e iniziare precocemente la terapia.


Il direttore del Dipartimento dipendenze patologiche Marco Quercia evidenzia che «Nel 2018 è uscito un bando per finanziare progetti innovativi e la Regione lo riconobbe meritevole. C’è sempre stata difficoltà nel fare uno screening significativo sulla popolazione, perché molti non facevano gli esami. Il nome del programma “Etnorac” è il nome Caronte al contrario, ovvero un traghettatore che porti i pazienti a fare lo screening e poi la cura. Cerchiamo così di traghettare le persone fuori dalla malattia. Il 100% delle persone non ha più il virus: con 74 potenziali cirrosi in meno si riducono i costi».


«Abbiamo farmaci molto efficaci che raggiungono la guarigione nel 99% dei casi - aggiunge Sonia Petroni, responsabile dell’unità Malattie infettive. - Li stiamo usando dal 2017 su 500 pazienti con ottimi risultati. Abbassare il carico virale in alcune comunità riduce le possibilità che altri si infettino come nel caso delle carceri. Abbiamo avuto un’aderenza eccezionale tra le persone coinvolte, che hanno assunto i farmaci, hanno eseguito i regolari controlli e la terapia. Si usano farmaci anti virali visto che per questo virus non esiste vaccino e per il Covid sono in sperimentazione dei farmaci molto simili». Fabiana Faiella, dirigente medico del Sert spiega: «fare queste attività in epoca Covid non è stato facile. Ricordo il dottor Luciano Giorgi che ha collaborato al progetto. Questo lavoro di squadra è stato molto sentito dai pazienti» mentre la sociologa e coordinatrice del progetto Luana Sansoni ricorda: «bisognava aumentare la percezione del rischio e spiegare le regole comportamentali per evitare l’infezione. Vogliamo arrivare a tutti i vari target, nella fascia della popolazione nata tra il 1969 e il 1989 per poi arrivare a tutti gli altri».

 

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