Palazzine di edilizia popolare mai costruite, imprenditore accusato di truffa

Giovedì 26 Novembre 2020 di di Luigi Miozzi
Il palazzo di giustizia

ASCOLI - La compravendita tra una impresa di costruzioni ascolana e i proprietari di un terreno su cui dovevano nascere sei palazzine residenziali non si è mai perfezionata e ha avuto strascichi giudiziari con tanto di processo penale nei confronti di quello che era il titolare dell’impresa che è finito a processo con l’accusa di truffa. 

 

 
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti tre testimoni di parte civile: si tratta di un ingegnere, di un geometra e di una avvocatessa che davanti al giudice hanno ripercorso le varie tappe della vicenda che ha preso le mosse nel 2013. Tutto inizia con la volontà da parte dell’impresa di acquistare da vari proprietari i circa due ettari di terreno nella zona di Monterocco che poi era stato oggetto di un accordo di programma con l’amministrazione comuale di Ascoli per la realizzazione di sei palazzine di edilizia popolare. Sopraggiunsero però le difficoltà finanziarie dell’impresa che in un primo momento, in un estremo tentativo di evitare il fallimento, chiese ed ottenne dal tribunale di Ascoli di poter accedere concordato ma poi, a distanza di qualche mese, fu costretta a portare i libri contabili in tribunale. L’accordo di programma con l’amministrazione comunale inevitabilmente si bloccò e di conseguenza neppure il perfezionamento della compravendita con i proprietari dei vari fustoli di terreno andò in porto anche se nel frattempo erano state fatte tutte le trascrizioni nei registri immobiliari. A quel punto, ai proprietari del terreno non rimase altro da fare che ricorrere alle vie legali innescando vari procedimenti giudiziari sia in sede civile che, come in questo caso, in sede penale dove in qualità di parti lese sono assistiti dagli avvocati Felice Franchi. 


Nel corso dell’udienza, i testimoni hanno ribadito di essere stati indotti in errore poichè si fidavano dell’impresa. A tal proposito è apparsa decisiva la testimonianza dell’avvocatessa che davanti al giudice ha ribadito che la fiducia scaturiva dal fatto che il padre aveva lavorato per 50 anni con l’impresa e che, pertanto, determinò la sottoscrizione del contratto. Al termine dell’udienza, il giudice ha aggiornato il processo al 15 marzo. In quella occasione verranno ascoltate le testimonianze di altre parti civili.

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