Dieci anni fa l'omicidio di Melania. Un bacio incastrò Parolisi. Il ricordo del fratello Michele: «Non l’abbiamo capita» celebrazioni»

Dieci anni fa l'omicidio di Melania. Un bacio incastrò Parolisi. Il ricordo del fratello Michele: «Non l’abbiamo capita» celebrazioni»
di Luigi Miozzi
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Sabato 17 Aprile 2021, 03:20 - Ultimo aggiornamento: 15:38

ASCOLI - Ad incastrarlo fu un bacio, quello dato alla moglie poco prima che morisse. Ad inchiodare alle sue responsabilità Salvatore Parolisi, a quel tempo caporalmaggiore dell’Esercito Italiano e istruttore di soldatesse al 235° Reggimento Piceno, fu proprio la traccia del suo dna rinvenuto sull’arcata dentaria di Melania Rea che lo collocava sul luogo del delitto pochi istanti prima che il cuore della donna cessasse di battere per sempre.


Dieci anni
Sono passati dieci anni da quel 18 aprile quando si persero le tracce delle giovane casalinga di Somma Vesuviana che fu trovata priva di vita due giorni più tardi nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Per la giustizia a sferrare le 32 coltellate, nove delle quali potenzialmente mortali, fu proprio il marito, condannato in via definitiva. Salvatore Parolisi, dopo essere stato destituito dall’Esercito, sta scontando nel carcere di Bollate la condanna. «Sembra ieri che si è compiuta la tragedia - ricorda Michele Rea, il fratello maggiore di Melania -. Per noi questi dieci anni sono stati un schiocco di dita e certi momenti non si dimenticano. Si dice che il tempo allevia le ferite ma non è così». È ancora vivo nella mente e nel cuore del fratello il ricordo della sorella uccisa dalla furia del marito a soli 28 anni. «In tutto questo tempo, ripensando a quello che è accaduto, si dicono e si pensano tante cose - dice Michele -. Con il senno di poi, ho il forse il rammarico di non aver dato peso ad alcuni particolari, ma anche a causa della distanza non era semplice capire determinate cose e non potevamo neanche immaginare quello che poi è accaduto». Da quel matrimonio finito in tragedia è nata Vittoria la bambina che oggi ha quasi dodici anni e che nel frattempo ha chiesto e ottenuto di poter cambiare il proprio cognome e prendere quello della madre. «Vittoria ora è tranquilla, cresciuta con amore dai nonni materni Vittoria e Gennaro e da tutti noi - evidenzia Michele Rea -. Va a scuola e vive in una casa tranquilla; con il cambio del cognome ha raggiunto quella felicità che non aveva prima. Si è liberata di un peso, lo desiderava davvero molto». 


La pandemia
Ma il 18 aprile sarà un giorno triste. «Anche a causa della pandemia, non potremo organizzare nulla - spiega Michele Rea -. Trascorreremo questo giorno in famiglia nel ricordo di Melania. Di mia sorella ho ancora davanti agli occhi il suo sorriso, il suo volto e il ricordo dei momenti belli e gioiosi trascorsi insieme. Ma soprattutto, sua figlia, fortemente voluta ma che non ha potuto godersi. Il rammarico più grande è proprio questo: quello di non poter crescere Vittoria e non per causa sua. Se solo l’avessi qui davanti a me in questo momento, l’abbraccerei come facevo sempre. E questo mi manca». Dopo dieci anni il dolore di Michele è ancora tanto, mitigato solo in parte dall’affetto che molti hanno dimostrato nei loro confronti: «Vorrei dire grazie a tutti - sottolinea Michele Rea -, ci hanno supportato da ogni parte di Italia e ci hanno fatto sentire la loro vicinanza in questi anni difficili. Hanno inviato regali a Vittoria e abbiamo ricevuto la solidarietà di tutti. Si dice sempre che il problema è di chi ce l’ha, ma condividerlo con tanta gente aiuta sicuramente ad affrontarlo». 

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