Medico arrestato, le intercettazioni che hanno incastrato Giuseppe Rossi: «Green pass falsi, ci pensa il cuoco a risolvere tutto»

Domani interrogatorio di garanzia. Sarà ascoltato anche l’intermediario

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Luigi Miozzi
Le siringhe con il vaccino recuperate

ASCOLI - «Non fare casino, la questione la risolve direttamente il “cuoco”». Il “cuoco” stando a quanto emerge dall’attività investigativa svolta dai carabinieri del comando provinciale di Ascoli e coordinata dalla Procura, è il dottor Giuseppe Rossi ovvero il medico arrestato martedì mattina con l’accusa di aver rilasciato Green pass senza inoculare i vaccini. A inchiodarlo anche alcune intercettazioni.

 

 
L’ordinanza
Era il presunto intermediario, Maurizio Strappelli - anch’egli arrestato e posto ai domiciliari - ad utilizzare una sorta di linguaggio in codice durante le conversazioni telefoniche con gran parte dei 73 indagati e a riferirsi al medico chiamandolo “cuoco” perché, secondo l’interpretazione data dalla Procura, era lui quello che faceva le ricette. Lo si evince da una parte delle intercettazioni che sono state riportate nell’ordinanza di custodia cautelare di conversazioni tra lo stesso Strappelli con lo stesso dottor Rossi e con gran parte di coloro che, secondo le ipotesi accusatorie, avevano chiesto di poter ottenere il Green pass senza vaccinarsi. Imprenditori, gestori di attività commerciali, commesse, impiegate della pubblica amministrazione, piazzaioli: sono loro che chiamano o il medico stesso o il presunto intermediario per ottenere la certificazione verde, talvolta preoccupati dal fatto che non avevano ricevuto il messaggio dell’avvenuta registrazione sul sito del Ministero della salute oppure che le certificazioni verdi ottenute stavano per scadere.


La ricostruzione
Nella ricostruzione effettuata dagli investigatori, a seguito anche numerosi servizio di pedinamento, alle intercettazioni ambientali e attraverso le immagine carpite dalle videocamere nascoste sistemate all’ingresso dello studio medico, è stato possibile accertare che alcuni degli indagati erano dei convinti no vax che non mancavano di ribadire la propria convinzione attraverso i social ed avevano trovato il modo di ottenere il Green pass per poter andare a lavorare, fare palestra, andare al ristorante dopo la stretta imposta dal governo.


I no-vax
È il caso ad esempio di una degli indagati, parlando con una amica manifesta la sua contrarietà ai vaccini definendoli «…quella me..a che gli mette addosso abbassa le difese immunitarie proprio per portarti alla morte». C’è poi la dipendente pubblica che, mentre su Facebook pubblicava post su come disobbedire ai vaccini, intercettata mentre parla al cellulare con una amica è decisa nei suoi propositi: «..io il vaccino non voglio farlo... assolutamente, soprattutto adesso dopo la resistenza che abbiamo fatto..». Dall’ordinanza poi altri aspetti ritenuti decisivi, a cominciare dal fatto che tra coloro che avevano ricevuto il falso Green pass c’erano anche cinque minorenni, figli di alcuni degli indagati, per i quali risultava la somministrazione della prima e seconda dose di vaccino. Dai pedinamenti, si è poi scoperto che il medico buttava le dosi prelevate al centro vaccinale e non utilizzate. All’inizio di dicembre, infatti, i carabinieri seguirono il dottor Rossi che uscito dall’ambulatorio di guardia medica, si mise in macchina e dopo aver raggiunto un cassonetto, gli investigatori lo videro prelevare qualcosa sul sedile anteriore dal lato passeggero che poi gettò nel cassonetto. Quando il medico si allontanò i carabinieri aprirono il cassonetto e recuperarono 16 siringhe.


Il ritratto
Per il gip Annalisa Giusti, il dottor Rossi «in spregio ai suoi doveri deontologici» ha dimostrato di essere «assolutamente insensibile alle esigenze sanitarie ed al contenimento e alla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, sebbene esercente una professione medica e, quindi, quale soggetto da cui, più degli altri, ci si sarebbe atteso un comportamento improntato all’estremo rigore ed alla massima tutela della salute collettiva». Duro il giudizio che il giudice dà del medico nella sua ordinanza in cui si sottolinea «la disinvoltura manifestata nella reiterazione delle condotte delittuose, in un momento in cui il Paese è messo a dura prova dall’aumento esponenziale dei casi di positività e dalle quarantene». Una condotta che peraltro il medico ha reiterato nonostante l’Asur avesse dato avvio ad una indagine interna ed erano ache uscite iniscrezioni di stampa. Nel frattempo, è stato fissato per domani mattina l’interrogatorio di garanzia di Rossi, attualmente rinchiuso nel carcere di Ancona, e di Maurizio Strappelli che compariranno davanti al gip di Ascoli. 

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