Riaperta l'inchiesta sulla piccola Sophia
morta a 16 mesi all'ospedale Mazzoni

Riaperta l'inchiesta sulla piccola Sophia morta a 16 mesi all'ospedale Mazzoni
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Martedì 14 Ottobre 2014, 20:18 - Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 11:08

ASCOLI - Su richiesta del sostituto procuratore Cinzia Piccioni il Gip Giuliana Filippello ha disposto la riapertura dell'indagine, archiviata il 29 settembre del 2013, sulla morte di Francesca Sophia Marcozzi, una bambina di 16 mesi morta il 30 giugno del 2012 al Mazzoni. All'epoca i genitori, una coppia originaria di Ascoli ma residente a Sant'Egidio alla Vibrata aveva presentato un esposto alla magistratura. Nel registro degli indagati erano finiti sei medici, accusati, a vario titolo, di omicidio colposo. La piccola accusava forti dolori addominali. Dopo un primo passaggio notturno al pronto soccorso di Sant'Omero, all'alba venne portata al Mazzoni. La mattina dopo le condizioni di Sophia peggiorarono. Ssopraggiunsero due arresti cardiaci a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Il secondo, fatale, la colse nel primo pomeriggio mentre veniva trasferita in ambulanza nella caserma dei vigili del fuoco da dove avrebbe dovuto essere trasferita in eliamabulanza nell'ospedale di Ancona. La piccola aveva problemi diagnosticati già prima del parto tanto che subito dopo la nascita era stata sottoposta ad un intervento chirurgico. Il Gip aveva archiviato l'inchiesta su richiesta della stessa procura ascolana, basandosi sul risultato di una perizia affidata al medico legale Mariano Cingolani. Il perito aveva concluso che se anche fossero stati effettuati tempestivamente determinati esami diagnostici, che avrebbero sicuramente evidenziato il valvolo che causò il decesso della bambina, non c'era alcuna certezza che la piccola si sarebbe salvata. La famiglia Marcozzi ha proseguito la sua battaglia ed ha prodotto una consulenza di parte in base alla quale “in caso di diagnosi tempestiva di volvolo intestinale si sarebbe potuto e dovuto intervenire chirurgicamente con succeso”. Il pm Piccioni ha chiesto ulteriori chiarimenti ai propri consulenti, alla luce delle osservazioni formulate dalla difesa delle persone offese.


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