Grandine dopo la siccità, allarme nell'agricoltura: «Vigneti distrutti, oliva tenera ascolana a rischio»

Grandine dopo la siccità, allarme nell'agricoltura: «Vigneti distrutti, oliva tenera ascolana a rischio»
Grandine dopo la siccità, allarme nell'agricoltura: «Vigneti distrutti, oliva tenera ascolana a rischio»
di Cristiano Pietropaolo
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Giovedì 28 Luglio 2022, 04:50 - Ultimo aggiornamento: 15:44

ASCOLI - La violentissima grandinata che ha colpito la zona di Ascoli ha lasciato segni indelebili anche sull’agricoltura, un settore che già ha subito e sta subendo i pesanti danni dovuti alla siccità che attanaglia l’intero territorio. Il altempo di ieri sicuramente non ha aiutato i coltivatori che, con fatica, cercano di sopravvivere ai tanti guai che si susseguono

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«La situazione non è affatto bella. Si è passato da un danno per siccità al danno da grandine. Le olive che sono rimaste sono tutte abbozzate e quindi inutilizzabili. La perdita dell’oliva tenera, nel mio caso, è stata abbastanza rilevante- conferma Ugo Marcelli, ex presidente della Confederazione italiana agricoltori Ascoli-Fermo e proprietario della cooperativa “Case Rosse”- Bisogna vedere nel prosieguo nel tempo come questo danno si comporta, ovvero se si necrotizza e come proseguirà nel breve periodo. Il disciplinare dell’oliva tenera ascolana è molto preciso e spiega che il prodotto deve essere integro - spiega Marcelli - C’è un mucchio di grandine per terra. Credo che su un ettaro di tenera ascolana, che può dare una produzione lorda vendibile di cinque ai seimila euro, deducendo i costi, il danno si aggira intorno al 60-70%. Quando parliamo di produzione lorda vendibile, sono anche incluse le concimazioni e le lavorazioni che dobbiamo ancora calcolare nel totale. Purtroppo non abbiamo il terreno assicurato, perché le calamità naturali sono molto onerose. I danni maggiori sono presenti negli uliveti e nei vigneti, perché il grano è stato già raccolto- prosegue Marcelli- Ho una pianta molto grande ma tutte le drupe sono state toccate ma forse possiamo utilizzare le olive per fare l’olio. Possiamo anche dire di essere anche fortunati perché la grandine è fine e non molto grande. La miaauto è tutta abbozzata e so che molti hanno avuto i vetri rotti- prosegue- La grandine colpisce a macchia di leopardo ma sono due anni che non ne veniamo fuori». 


La calamità


Devo decidere, ma sono anche stufo perché ci sto rimettendo l’osso del collo- prosegue, deluso, Marcelli - Sui danni da calamità, hanno inserito un trucco, ovvero che il danno deve incidere sul 40% del totale ma il grano non rientra più in questo ambito e contribuisce ad alzare la percentuale. Ho già speso molto per le potature e i primi trattamenti a base di rame. Non è nemmeno possibile coprire le coltivazioni, perché il costo sarebbe davvero elevato, per non parlare dei problemi derivati dal vento- evidenzia Marcelli- Per quanto riguarda la siccità, io ho sei ettari di oliva tenera ascolana di cui due sono irrigui: lì grossi problemi non c’erano ma stavo finendo l’acqua. Mi stavo organizzando per portare l’acqua da un laghetto per continuare l’irrigazione del terreno. Lo scorso anno due ettari di tenera ascolani nemmeno li ho raccolti e oggi stessa storia, la situazione è complicata e a tutto si è aggiunta la grandine e il raccolto praticamente è perso». Angelina Piotti Velenosi, sui social, aggiunge che « Ci sono circa il 50% di danni su tre ettari di Trebbiano, un ettaro di Sangiovese e uno di Montepulciano. Per fortuna le altre proprietà sono state risparmiate. Il danno è grave ma limitato».
 

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