Autunno caldo alla Mary Confezioni: ammortizzatori sociali agli sgoccioli, lavoratori in ansia

Domenica 11 Ottobre 2020 di Luigi Miozzi
Autunno caldo alla Mary Confezioni: ammortizzatori sociali agli sgoccioli, lavoratori in ansia

ASCOLI - C’è preoccupazione tra i lavoratori di Industrie Tessili Picene, l’azienda titolare del marchio Mary Confezioni, da alcuni mesi sono in cassa integrazione.

Il timore è che dopo il 15 novembre, giorno in cui scade la cig accordata a seguito del Covid, i circa cento dipendenti possano ritrovarsi senza gli ammortizzatori sociali. 
 
Mercoledì scorso, davanti ai cancelli dello stabilimento di Campolungo, c’è stata una manifestazione dei lavoratori promossa da Cgil, Cisl, Uil e Ugl per devidenziare le problematiche e i timori che stanno vivendo da circa sette mesi e che hanno fatto presente al titolare dell’azienda che li ha ricevuti. L’imprenditore ha poi confermato la volontà di riassorbire nel ciclo produttivo tutti i lavoratori non appena si verificassero condizioni economiche favorevoli con la ripresa dei mercati e la conseguente ripartenza della produzione. Ma c’è un punto su cui sindacati e imprenditori non sono ancora riusciti a trovare un accordo e che rischia di irrigidire irrimediabilmente le parti. 

Il nodo 
Nell’accordo siglato per la cassa integrazione era stabilito che si dovesse procedere prevedendo la rotazione dei lavoratori. Rotazione che, però, non è stata mai adottata e che lo stesso imprenditore nel corso dell’incontro avrebbe confermato di non voler attuare. «Oramai da mesi i sindacati premono perché venga rispettato l’accordo che regola appunto questo tipo di ammortizzatore sociale - sostengono i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil - . Dall’inizio dell’emergenza Covid all’interno dell’azienda ha sempre lavorato lo stesso gruppo di dipendenti. Il sindacato con tutta probabilità a questo punto per tutelare i diritti dei lavoratori adirà le vie competenti. La cassa integrazione scadrà a novembre e se non ci sarà il rinnovo degli ammortizzatori sociali, per le famiglie dei dipendenti sarà un dramma». Una situazione divenuta insostenibile tanto che l’Ugl ha dichiarato apertamente lo stato di agitazione. «La Ugl è intervenuta con determinazione perchè la proprietà rispettasse l’accordo di cassa integrazione generale e facesse ruotare i lavoratori - si legge nella nota diffusa dal sindacato -. A settembre nel firmare la proroga di nove settimane di cassa integrazione, dal 14 settembre al 14 novembre 2020 la Ugl aveva detto chiaro e tondo alla proprietà che senza rotazione dei lavoratori e senza chiarezza sul futuro aziendale iniziava una mobilitazione sindacale». 

L’impegno 
«Purtroppo, constatiamo che l’azienda ha continuato a non rispettare l’impegno preso di rotazione della cassa integrazione ed a penalizzare economicamente i lavoratori. Tanto più che i vertici aziendali non intendono chiarire cosa accadrà dopo l 14 novembre quando scadranno gli ammortizzatori sociali. La Ugl proclama lo stato di agitazione e si prepara a lottare; i diritti dei lavoratori non possono essere calpestati. In unità con le altre organizzazioni sindacali stabiliremo le iniziative di lotta». Si prevede, dunque, un autunno caldo per i lavoratori delle Industrie Tessili Picene che si battono per il proprio posto di lavoro. 

 

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