In Antartide con il gagliardetto dell'Ascoli: GinaMarco Luna coordina una spedizione che studia i microrganismi

Luna in Antartide
Luna in Antartide
di Pierfrancesco Simoni
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Domenica 20 Novembre 2022, 02:55 - Ultimo aggiornamento: 20:15

ASCOLI - Il ricercatore ascolano Gianmarco Luna è in Antartide e coordina una spedizione scientifica sull’ecosistema polare. È il “Pnra, Programma nazionale di ricerche in Antartide”, finanziato dal Mur, coordinato dal Cnr per le attività scientifiche e dall’Enea per l’attuazione logistica delle spedizioni. Lontanissimo da casa ma con l’Ascoli calcio nel cuore. Nella sua stanza campeggia un gagliardetto bianconero. Mai un simbolo del Picchio è andato così lontano.

 
In cosa consiste il suo lavoro e quanto dura il progetto?
«Il progetto, uno degli oltre 50 in corso in questa spedizione, si chiama Meta-Ice-Ross e studia il microbioma planctonico delle acque costiere antartiche, ovvero l’insieme di tutti quei microbi marini (virus, batteri, fitoplancton) che compongono la base della rete alimentare che sostiene la vita nei mari. Una miriade di organismi invisibili ma preziosissimi in quanto producono ossigeno e guidano quei cicli che rendono possibile la vita sul nostro Pianeta. Meta-Ice-Ross li studierà attraverso moderne tecniche di sequenziamento del loro Dna e dell’Rna. Lo faremo durante l’estate australe con campionamenti settimanali dell’acqua marina sotto il ghiaccio, che effettueremo per l’intera durata di apertura della base da novembre a fine gennaio. Le aree polari svolgono un ruolo fondamentale per regolare il sistema climatico del pianeta, eppure ai poli stiamo assistendo ad una grave crisi climatica. I cambiamenti già in atto in alcune aree dell’Antartide riguardano il riscaldamento delle acque».
Quali sono?
«Riduzione dell’estensione del ghiaccio marino, acidificazione delle acque, cambiamenti nella salinità e nell’intensità dei venti: tutti fattori in grado di modificare la vita marina ed il funzionamento della catena alimentare, alterando il delicato equilibrio della vita marina polare in una maniera ad oggi imprevedibile. Ai nostri studi in campo affiancheremo esperimenti negli acquari della base. Meta-Ice-Ross contribuirà a creare un importante bagaglio di conoscenze utili a comprendere la futura risposta del microbioma antartico al cambiamento globale. 
Qual è il suo ruolo?
«Ho il ruolo di coordinatore scientifico di un team multidisciplinare che coinvolge quattro Istituzioni di ricerca: il Cnr Irbim (il mio ente di afferenza),l’Ogs di Trieste, la stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, e l’Università Politecnica delle Marche. È un team multidisciplinare di oltre quindici ricercatori che comprende microbiologi, oceanografi e bioinformatici, alcuni dei quali, come nel mio caso, avranno l’opportunità di venire qui in Antartide per le attività di campionamento e le operazioni di primo processamento dei campioni nei laboratori all’interno base. Campioni che poi conserviamo alla temperatura di –80°C e che invieremo in Italia con la nave da ricerca, per le successive analisi che eseguiremo nei nostri laboratori attrezzati».

Come è stato “reclutato”?
«Per effettuare ricerche in Antartide occorre partecipare a bandi di ricerca che vengono regolarmente lanciati dal Mur. Nel mio caso, il bando prevedeva la conduzione di attività di ricerca rivolte ad approfondire le conoscenze in Antartide per una migliore comprensione dei processi di interazione e connessione fra i diversi comparti del sistema Terra (criosfera, idrosfera, atmosfera, biosfera e litosfera), con particolare riferimento allo studio del Mare di Ross per la valorizzazione dell’area marina protetta che qui è stata creata, la più grande del mondo. Per ogni bando, le proposte vengono selezionate da una commissione scientifica nazionale che si avvale anche del parere di esperti internazionali altamente qualificati. I progetti giudicati meritevoli accedono ai finanziamenti; nel mio caso il finanziamento è di circa 110 mila euro». 
Come mai ha portato con sé un gagliardetto dell’Ascoli calcio? 
«Sono da sempre tifoso del Picchio. Pur risiedendo da oltre vent’anni anni ad Ancona, per motivi lavorativi e familiari, il mio cuore è bianconero e seguo sempre l’Ascoli, impegni permettendo, anche andando allo stadio in casa o in trasferta. La mia prima trasferta risale al 1991 a Reggio Emilia, l’indimenticabile 3-3 che ci portò in serie A. Nella mia famiglia di origine siamo tutti tifosissimi. Viaggio spesso per lavoro ed ho sempre con me qualcosa dell’Ascoli, di solito il beauty con gli accessori da bagno, ma in questo caso si trattava di un viaggio speciale e lungo; ho quindi portato con me anche il gagliardetto. Mi avrebbe aiutato a farmi sentire più a casa». 
Ci sono altri simboli sportivi nel suo campo base?
«Si, principalmente calcistici. Nella base Zucchelli siamo tra le 50 e le 100 persone alla volta. Molto del personale proviene da Roma quindi in sala TV ci sono appese sciarpe di Roma e Lazio. In questo momento c’è anche un nutrito gruppo di napoletani, ovviamente tifosissimi del Napoli. E qualche juventino».
Riesce a seguire le partite dell’Ascoli da l?
«Purtroppo non riesco a seguirle in diretta streaming per questioni di accesso ad internet. Inoltre gli orari delle partite spesso sono spesso incompatibili (il fuso orario è 12 ore avanti rispetto all’Italia, ndr). Mi tengo tuttavia aggiornato con la chat dei cari amici ascolani, tifosi sfegatati che mi aggiornano in tempo reale sull’andamento dei match. Un altro modo che aiuta a sentirsi a casa, pur trovandomi a 15mila chilometri di distanza ed in un ambiente decisamente estremo»

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