Fallimento dell'impresa edile Grillo e milioni svaniti: denunciati i soci e appartamenti sequestrati

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Luigi Miozzi
Fallimento dell'impresa edile Grillo e milioni svaniti: denunciati i soci e appartamenti sequestrati

ASCOLI - Distrazioni e dissipazioni di fondi per oltre otto milioni di euro e ricorso abusivo al credito per 10 milioni di euro. Sono queste le principali responsabilità che la Procura di Ascoli, a seguito di una complessa indagine portata avanti dal comando provinciale della Guardia di finanza, contesta ai tre soci della Grillo, l’impresa di costruzioni dichiarata fallita dal tribunale di Ascoli nel febbraio del 2015.

Nei loro confronti è scattata la denuncia a piede libero per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata per distrazione, bancarotta fraudolenta per dissipazione, bancarotta fraudolenta aggravata da reato societario, bancarotta fraudolenta preferenziale aggravata, bancarotta fraudolenta documentale, ricorso abusivo al credito e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. 

 

Nel 2018 l’inizio 
Un’indagine partita nel 2018 e che è culminata a distanza di due anni con il sequestro di due unità immobiliari acquistate ad Ascoli con i 322mila euro che, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, sarebbero stati distratti dalla società fallita. A finire nei guai, inoltre, anche i tre professionisti che componevano il collegio sindacale della Srl: il presidente e i componenti dell’organismo societario sono stati denunciati per bancarotta semplice aggravata poiché avrebbero riportato false attestazioni nelle relazioni di accompagnamento ai bilanci societari di cinque annualità, venendo quindi meno ai loro obblighi di controllo e vigilanza. Sotto la lente delle Fiamme gialle una società dapprima ammessa alla procedura del concordato preventivo e, quindi, arrivata al fallimento a seguito di un aggravamento del dissesto per circa 3,8 milioni di euro ovvero passato da 709 mila euro di deficit patrimoniale del 2008 ai 4,5 milioni di euro del 2015. 
Una catena di difficoltà 
Secondo quanto ricostruito in fase di indagine dagli inquirenti, la società fallita rappresentava il “punto operativo” di una serie di altre imprese dello stesso settore commerciale operanti, principalmente, nelle Marche, in Abruzzo e in Toscana e facenti tutte capo ai tre imprenditori finiti nei guai. Sarebbero sette, infatti, le altre imprese che sarebbero stato messe in forte difficoltà economica e finanziario a seguito del default della Grillo e finite sotto la lente della guardia di finanza. Per gli investigatori, i tre imprenditori, a vario titolo, avevano perseverato nella loro gestione, ancorché in forte difficoltà finanziaria, concorrendo a cagionare e ad aggravare il dissesto della società attraverso una serie di operazioni distrattive e dissipative, in vista dell’inevitabile fallimento. 
Gli immobili ceduti 
Tra gli elementi significativi che sarebbero stati riscontrati ai fini dell’indagine e che secondo gli inquirenti sarebbero stati messi in atto per nascondere la reale situazione patrimoniale della società dal 2008 al 2014, ci sarebbe l’omessa contabilizzazione di rilevanti poste di bilancio come le cessioni di immobili per circa 3 milioni di euro che sarebbero avvenute pochi giorni prima del deposito della domanda di concordato preventivo; iscrizione di poste dell’attivo inesistenti per 2 milioni di euro; erogazione di cospicui finanziamenti in favore di parti correlate senza alcuna garanzia; prestazione di garanzie in favore di società terze per oltre 4 milioni di euro nel corso degli anni in cui la fallita versava in uno stato di evidente crisi e conclamato dissesto. 

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