Ascoli, la Provincia vende Palazzo S.Filippo
per scongiurare il dissesto finanziario

Ascoli, la Provincia vende Palazzo S.Filippo per scongiurare il dissesto finanziario
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Martedì 18 Agosto 2015, 19:51 - Ultimo aggiornamento: 19 Agosto, 07:04

ASCOLI - Scatta l'operazione di salvataggio del bilancio provinciale dopo la lettera della Corte dei conti che censurava il conteggio di crediti e debiti residui. Un'operazione mirata a tappare un buco di circa 31 milioni di euro che ora è stata strutturata sulla cessione dello stesso Palazzo San Filippo all'Invimit (per un valore di circa 13 milioni), su quella dell'ex Palazzo Catenacci da conferire alla Cassa depositi e prestiti e su un nuovo prestito di circa 3 milioni di euro con ammortamento costante triennale per 99.227,39 euro. L'Amministrazione provinciale, dunque, fa di necessità virtù e prova a trovare una soluzione in grado di tamponare questa difficile fase di pre-dissesto ereditata aggravata ancor più dai ritardi per l'arrivo di un paracadute riguardo l'adeguamento dell'ente alle nuove funzioni. Ed ecco, quindi, il ripiano programmato per il disavanzo nel dettaglio: i 31.788.195,71 euro dovranno essere ripianati per 12.164.000 euro con quote annuali per tutta la durata del prestito già contratto con Cassa depositi e prestiti per un importo annuale di 650.000 euro con ammortamento che è già iniziato in parte nell'anno 2014; poi 3.150.373,82 euro con l'alienazione dell'ex palazzo Catenacci in corso di conferimento alla Cassa depositi e prestiti entro il termine della consiliatura, tenendo comunque presente che l'operazione verrà definita entro il 30 settembre 2015; 13.497.000 euro con il conferimento al fondo immobiliare Invimit, attraverso palazzo Catenacci, nell'ambito delle iniziative per le Province in pre-dissesto con definizione dell'istruttoria entro il 30 settembre 2015; 2.976.821,89 euro con ammortamento costante trentennale a partire dal 2015 per 99.227,39 euro". Fermo rimanendo ogni valutazione, alla fine dell'esercizio 2015, circa la possibilità di utilizzare una quota del fondo per l'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità con conseguente riduzione del disavanzo. Un disavanzo, come detto, che era già finito anche sotto la scure dell'organo di revisione economico-finanziaria dell'ente, con particolare riferimento alla modalità di computo del fondo crediti, ritenuto di "dubbia esigibilità". Fatto sta che, in parole povere, i revisori si erano già espressi negativamente sul calcolo dei crediti e la loro reale attendibilità. Un riaccertamento straordinario di crediti e debiti residui, che aveva, dunque, trovato un parere contrario dell'organo di revisione cui aveva fatto seguito la lettera della sezione delle Marche della Corte dei conti.

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