L'addio a sorpresa del vescovo Giovanni D'Ercole: «Mi ritiro in un convento»

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Luigi Miozzi
Ascoli, l'addio a sorpresa del vescovo Giovanni D'Ercole: «Mi ritiro in un convento»

ASCOLI -  «Lo scorso 13 ottobre ho presentato le dimissioni da vescovo di Ascoli Piceno nelle mani di Papa Francesco». Con queste parole, monsignor Giovanni D’Ercole, a sorpresa, ha comunicato la sua decisione di abbandonare l’attività pastorale nella diocesi a poco più di sei anni da quando nel maggio del 2014 era stato accolto in città.

Una decisione meditata da tempo e che «avrei voluto concretizzare - dice D’Ercole - al compimento dei miei 75 anni: tornare alle origini del mio sacerdozio, in Africa, tra “i più poveri tra i poveri”, come direbbe Santa Teresa di Calcutta» ma che, invece, è arrivata come un fulmine a ciel sereno ieri mattina con due anni d’anticipo.

 

«Sin dal terremoto del 2016 - spiega il vescovo emerito di Ascoli - che ha inferto una grave ferita nelle nostre popolazioni, ho condiviso la sofferenza e l’incertezza di molti, sofferenza e incertezza proseguite e aumentate a causa della pandemia del Covid-19, che ha fatto crescere in me inquietudine, con tanti interrogativi su come poter essere utile ai fratelli e alle sorelle, come me, sofferenti e impauriti dall’incognita del futuro, accentuata dai rischi della pandemia. Posso dire di aver fatto tutto ciò che mi è stato possibile per accompagnare la comunità diocesana e aiutare e sostenere tutti, soprattutto chi ho visto soffrire di più». 

Il peso

Una attività che, evidentemente, ha lasciato il segno in monsignor D’Ercole e che lo ha indotto a fare i suoi passi. «Chi mi conosce sa che ho cercato di assumere in modo pieno la mia responsabilità di vescovo guida della diocesi, mai girandomi dall’altra parte - ha sottolineato -. Tutto questo mi ha però logorato e ha suscitato in me domande più profonde sul mio ruolo di pastore. Davanti a situazioni impreviste e cariche di fatiche e sconfitte umane, pur impegnando ogni sforzo, ho sentito che questo non basta. È necessario un aiuto supplementare di coraggio e di speranza che non viene da noi. Mi è diventato sempre più chiaro il bisogno di fare qualcosa di più impegnativo per tutti coloro che sono vittime della “cultura dello scarto”, ogni tipo di scarto sociale e spirituale». 

Il ritiro

E così, in accordo con i superiori della Congregazione religiosa della Piccola opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione a cui appartiene, monsignor Giovanni D’Ercole si ritirerà per un certo periodo in un monastero in Africa dove aveva iniziato il suo sacerdozio. Sicuramente, nella decisione presa dal vescovo di Ascoli di lasciare la diocesi, avranno influito anche tutta una serie di situazioni esterne all’attività pastorale che, una dopo l’altra, potrebbero aver indotto monsignor D’Ercole a rassegnare le dimissioni nelle mani di Papa Francesco. 

Gli ostacoli

Dopo essere uscito brillantemente da un’inchiesta sulla ricostruzione post sisma di L’Aquila, in questi ultimi sei anni al servizio della diocesi di Ascoli, il vescovo ha trovato più di un intralcio sul suo cammino tanto da indurre nel giugno scorso la Santa Sede ad inviare in città monsignor Stefano Manetti per quella che è sembrata essere una ispezione sulla curia ascolana. Non erano passati inosservati, infatti, nel corso degli anni, la questione spinosa di Cristian Del Vecchio, un santone che svolgeva la sua attività a Quinzano di Force e che in tanti ritenevano fosse una vera e propria setta su cui, anche recentemente, si era soffermata l’attenzione delle televisioni nazionali. Così come non sono passati sotto silenzio i guai giudiziari del vice parroco della Cattedrale, padre Alberto Bastoni, finito sotto inchiesta dei carabinieri sull’uso di materiale pedopornografico e per l’uso di sostanze stupefacenti dopo che durante una perquisizione in curia fu lo stesso religioso a consegnare quattro grammi di cocaina che teneva nascosta in un ostensorio. Non sono poi mancate le dure prese di posizione come quella che D’Ercole manifestò scagliandosi contro il governo e il premier Conte durante il lockdown che certamente creò qualche imbarazzo di troppo. Senza trascurare anche alcune incomprensioni con il clero ascolano che potrebbero aver avuto il loro peso. 

Il commiato

«Credetemi: ho voluto bene a tutti, chiedo scusa per eventuali miei errori e abbraccio ciascuno con affetto» sono le parole di commiato di monsignor Giovanni D’Ercole. La Santa Sede ha accettato le dimissioni del vescovo di Ascoli e ha nominato amministratore apostolico il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili. 

 

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