I vaccini non bastano, c'è paura di praticare sport. E i genitori protestano per le restrizioni

Mercoledì 12 Gennaio 2022 di Marco Vannozzi
Un allenamento di calcio

ASCOLI - Niente più sport per chi non è vaccinato. Da lunedì scorso palestre, piscine e calcetto sono off limits se non si è in possesso del super green pass: l’accesso a queste attività è vietato ai non vaccinati seppur in possesso di un test negativo. La norma riguarda gli sport di squadra e di contatto. Tra i più praticati, al momento, quindi, non sono toccati dall’obbligo atletica, ciclismo, tennis, padel e gli sport equestri. L’obbligo vale dai 12 anni in su. 

 

Alcune realtà risolvono la faccenda con allenamenti individuali e opportuni distanziamenti, ma resta il vincolo dell’utilizzo dello spogliatoio, interdetto a chi non ha la certificazione verde rafforzata. E così, complice il momento di forte rialzo dei contagi, si assiste ad un sensibile calo nelle presenze. Molti corsi sportivi sono sospesi, con appena 4 o 5 partecipanti a fronte di una media di 35. «L’aspetto emotivo e quello formale si coniugano. Stiamo patendo una diminuzione di circa il 50%, anche fra i più grandi. C’è un comprensibile timore e molta cautela – afferma Enzo Lori, presidente del Karate Club di Ascoli Piceno -. Noi seguiamo la normativa, comprendiamo il momento, ci adeguiamo ai regolamenti, ma se questo periodo è interpretato nei fatti come un’emergenza, sarebbe il caso che lo Stato sostenesse la ricaduta attraverso i ristori. Oggi le piccole società sono in grossa sofferenza». 

Nelle realtà sportive ascolane si assiste ad una bella fetta di ragazzi vaccinati, ma tra paure, contagi e quarantene il calo è evidente. «Sono una decina i nostri giovani, ma oggi la frequenza è ridotta a due o tre, nonostante siano tutti vaccinati – aggiunge Rocco Maurizio Manno, presidente di Budo Piceno, associazione che si occupa di arti marziali, Judo, Ju Jitsu e autodifesa -. Abbiamo sempre controllato all’ingresso i nostri atleti, misurato la temperatura ed abbiamo richiesto il green pass sin dall’inizio, così come indicato nelle linee guida». Anche il mondo del pugilato locale attraversa le sue difficoltà. «Abbiamo una decina di giovani tra i 12 e 16 anni, tutti vaccinati, ma oggi c’è poca partecipazione agli allenamenti. Da noi tutto è a norma e seguiamo le regole, ma c’è paura – dichiara Attilio Romanelli, tecnico della Ascoli Boxe 1898 -. Avevamo in mente di organizzare una manifestazione a febbraio, però visto il periodo purtroppo siamo stati costretti ad annullare tutto».

Nel frattempo la protesta corre soprattutto sui social. Al grido “Sport negato”, nascono e si moltiplicano i gruppi su piattaforme come “Gli sportivi” su Telegram, dove si ritrovano i genitori dei ragazzi interessati dal nuovo regolamento. «Gli adolescenti sono vittime invisibili, a cui sono state richieste rinunce di crescita ed esperienze incredibili. Punire con l’esclusione atleti che per mesi si sono sottoposti a tamponi pur di poter praticare sport, appare un’inutile e dannosa misura che potrebbe avere conseguenze gravissime sulla salute mentale dei ragazzi», fanno sapere. Quasi 10mila i membri in poche ore, 500 solo nelle Marche. Numeri destinati a crescere.

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