Ciip fa shopping in Borsa, il Comitato si preoccupa: «Un'operazione che rischia di essere pagata dai cittadini»

Mercoledì 26 Maggio 2021 di Cristiano Pietropaolo
La sede della Ciip

ASCOLI - Torna a riunirsi il “Tavolo Piceno per l’Acqua Bene Comune”, il comitato nato in difesa di un tema da sempre al centro del dibattito qual è l’acqua pubblica. Stavolta il Tavolo si concentra su un accordo della Ciip con la multiutilty Iren, un’operazione che lascia perplessi gli esponenti del comitato. 

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«Volevamo aprire un’interlocuzione per un rapporto costruttivo, ma ci sono aspetti che ci preoccupano» spiega Massimo Rossi, ex presidente della Provincia ed esponente del Tavolo. « Non immaginavamo che i vertici della Ciip fossero impegnati in una costosissima mega operazione di mercato con Iren, una grande multiutility quotata in borsa. Un’operazione che non ha nulla a che fare con l’acqua e la depurazione ma ha il suo core business nel settore dei rifiuti e delle discariche - dice Rossi -. Una trasparenza negata dalla clausola di riservatezza contenuta nel testo dell’accordo che vincola la Ciip a non rivelare i contenuti senza l’autorizzazione di Iren - prosegue Rossi -. Una riservatezza che porta il presidente della Ciip a negare persino l’esistenza di “un’ipotesi di accordo definita da presentare nelle sedi istituzionali” in una lettera del 12 aprile scorso all’Autorità d’ambito, che lo aveva richiesto per dare riscontro ad una nostra istanza di accesso agli atti, mentre nella Relazione previsionale 2021 della stessa società, dove si dice che “allo stato è stato siglato con Iren un accordo”» dice Rossi.

Secondo Rossi si tratta dunque di «un’ operazione, che prevederebbe la costituzione di una nuova società di cui Ciip dovrebbe acquisire il 60% con una spesa di 8,8 milioni di euro, cui confluirebbero in particolare Picena Depur e Uniproject, entrambe acquistate recentemente all’asta da Iren, i cui costi ricadrebbero nelle bollette degli utenti - aggiunge Rossi -: costi il cui impatto, potrebbe persino mettere in pericolo la stessa tenuta della società dato che in base alle clausole contenute nel testo dell’accordo, Ciip sarebbe obbligata a partecipare ad un investimento di ben 37 milioni di euro per la realizzazione di impianti di smaltimento e trattamento di rifiuti speciali e urbani nel territorio in cui opera. Un vincolo che qualora non fosse ottemperato entro sei anni comporterebbe l’ulteriore obbligo per Ciip di acquistare le quote societarie di Iren». 


«Il sistema politico locale e dei Comuni soci Ciip è anestetizzato dall’assicurazione che l’accordo in argomento per vedere la luce dovrebbe essere comunque approvato da tutti i 59 Consigli Comunali oltre che dalle assemblee Ato e Ciip - chiude l’ex presidente –. se questo è vero, nel testo dell’accordo si stabilisce però che qualora questo consenso Istituzionale non dovesse essere unanime, “Ciip si impegna a negoziare in buona fede con Iren un nuovo accordo che preveda modalità alternativa per l’esecuzione dell’accordo in modo da conservarne lo scopo e l’oggetto”». Insomma Rossi se dalla Relazione previsionale l’accordo malauguratamente fosse stato già siglato, si chiede chi avrebbe autorizzato in precedenza la firma dell’accordo. «Non si possono scaricare le responsabilità sui cittadini - tuona -: noi non abbassiamo la guardia e agiremo in ogni sede» conclude.

 

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