Ascoli, Cas per gli sfollati del sisma, sindaci in rivolta: «Non siamo sceriffi»

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Francesco Massi
Ascoli, Cas per gli sfollati del sisma, sindaci in rivolta: «Non siamo sceriffi»

ROTELLA - Spetta ai Comuni rimodulare il contributo di autonoma sistemazione percepito dagli sfollati del sisma del 2016, fare le dovute verifiche ed eventualmente richiedere indietro i soldi percepiti indebitamente. 

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Questo in soldoni quanto stabilisce la circolare della Protezione Civile Nazionale emanata lo scorso 13 maggio. Una circolare, quella di maggio, che aveva incontrato le critiche dei sindaci per l’enorme incombenza di lavoro gravata sulle loro amministrazioni. Letteralmente furioso quello di Rotella Giovanni Borraccini. «Non possiamo trasformarci in detective a caccia di chi non ha più diritto al Cas».
 
In pratica le amministrazioni comunali devono verificare, per ogni percettore del Cas residente nel proprio Comune, se ne ha ancora diritto secondo i presupposti delle ordinanze 388 del 2016 e 614 del novembre 2019. Se in questi anni la situazione si è discostata da tali parametri, anche prima di quest’ultima ordinanza e ha continuato a percepire il contributo, dovrebbe restituire quanto avuto da quel momento in poi. Una circolare, quella di maggio, che aveva incontrato le critiche dei sindaci per l’enorme incombenza di lavoro gravata sulle loro amministrazioni. Letteralmente furioso quello di Rotella Giovanni Borraccini. «Non possiamo trasformarci in detective a caccia di chi non ha più diritto al Cas, ricostruendo per ognuno da quando è decaduto questo diritto e mettendo poi in atto un’operazione di recupero per i mesi percepiti in modo inadeguato. Inoltre – continua il sindaco – si tratta di un’azione con caratteristiche di retroattività. Se una persona sfollata ha cessato di avere i requisiti anche prima dell’ordinanza 614 che pone ulteriori restrizioni, il comune deve chiedere indietro i soldi anche per il periodo precedente. Ci sono incongruenze legislative. Già questa stessa ordinanza è stata sempre respinta dall’assemblea di tutti i sindaci del cratere, perché contiene aspetti non applicabili e non chiara in diversi punti. Lo avevamo sollevato nella bozza di presentazione ma ancora una volta non siamo stati ascoltati. La situazione va legislativamente sanata – continua il sindaco - e lo deve fare la politica. Rischiamo anche delle azioni legali a nostro carico con eventuali ulteriori spese per i Comuni. I piccoli comuni non hanno personale, competenze e mezzi per fare tutta queste operazioni. Quindi faccio un appello a chiunque possa intervenire: deve farlo prima possibile per sanare questo vulnus legislativo che si è creato. In primis la Protezione Civile. Personalmente ho anche scritto una lettera all’Anci affinché sia girata alla stessa Protezione Civile. Ma non ho avuto risposte». 
La strategia
Quindi attualmente come ci si sta muovendo? «Purtroppo in attesa di una definizione, che spero arrivi al più presto – rimarca Borraccini - i Comuni, nei casi dubbi, si trovano costretti a sospendere l’erogazione del cas, perché si potrebbe rischiare che il contributo non recuperato venga addebitato al comune stesso. Insomma noi sindaci ci meritiamo almeno un po’ di chiarezza. Aspetto minimo che ancora non ci viene concesso. A noi sindaci viene data la responsabilità delle scelte fatte da altri visto che non abbiamo nessun potere decisionale riguardo le disposizioni stabilite nelle ordinanze. Anche in questo caso la Protezione Civile ha deciso, però la responsabilità di recuperare il cas è nostra. Se poi uno deve fare ricorso, lo fa al Comune».

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