Altri cinque ventenni contagiati: coda all’ospedale per i tamponi

Martedì 18 Agosto 2020 di Mario Paci
Altri cinque ventenni contagiati: coda all ospedale per i tamponi

ASCOLI -  Dopo i sei casi di positività al Covid 19 di domenica scorsa (fra cui un bimbo di tre anni) di soggetti provenienti dall’estero (Grecia, Romania e Croazia) ieri nella provincia di Ascoli sono stati registrati cinque casi positivi (tre ad Ascoli Piceno, uno a Maltignano e uno a san Benedetto). Si tratta in quasi tutti i casi di ventenni che sono stati a stretto contatto con familiari o coetanei che si sono recati in vacanza all’estero. Pertanto automaticamente dopo la pausa ferragostana è tornato a salire il numero delle persone in isolamento domiciliare (circa 250). Nel frattempo il dipartimento di prevenzione dell’Area vasta 5 ha ricevuto le segnalazioni di un centinaio di cittadini della provincia di Ascoli che dovranno sottoporsi al tampone perchè di ritorno da Paesi a rischio (Grecia, Spagna, Malta e Croazia). 


 
E ieri mattina, infatti, c’era una discreta coda negli uffici degli ospedali Mazzoni di Ascoli e Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto ma tutti hanno svolto l’esame con celerità grazie alla professionalità degli operatori sanitari. L’ordinanza del Ministero della Salute ha infatti previsto per i rientri da Grecia, Spagna, Croazia e Malta avvenuti dal 13 agosto in poi (esclusi quelli avvenuti precedentemente) l’obbligo del test molecolare o antigenico da effettuarsi con tampone entro 48 ore dall’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine e, in attesa, l’obbligo dell’isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora. Nello specifico, i cittadini che rientrano da questi Paesi considerati a rischio potranno contattare telefonicamente e via email gli Uffici Relazioni con il Pubblico (Urp) e i Dipartimenti di Prevenzione del proprio territorio di residenza, trovando tutte le informazioni sul sito www.asur.marche.it.

Un appello pubblico ad utilizzare la mascherina arriva dal geriatra Pietro Infriccioli. «Quando indosso una maschera in pubblico e nei negozi- ricorda - sono abbastanza educato da sapere che posso essere asintomatico e darti ancora il virus. Non vivo nella paura del virus; voglio solo far parte della soluzione e non del problema, non mi sento come se “il governo mi stesse controllando”. Mi sento come un adulto che contribuisce alla sicurezza della nostra società e voglio insegnare allo stesso modo agli altri. Indossare una mascherina non mi rende debole, spaventato, scemo o nemmeno ‘’controllato”. Questo mi rende premuroso per la situazione ma anche per gli altri! Quando pensi al tuo aspetto, al tuo disagio o all’opinione che gli altri hanno di te, immagina che ci sia un vicino di casa - un figlio, un padre, una madre, un nonno, una zia, uno zio o un amico che è col respiratore installato, intubato. Morire completamente da solo senza che a nessun membro della famiglia possa essere permesso di avvicinarsi al suo letto».

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