Stop a pozzi e impianti di soccorso, si torna a bere l'acqua dei Sibillini dal rubinetto

Sabato 12 Giugno 2021 di Luigi Miozzi
Stop a pozzi e impianti di soccorso, si torna a bere l'acqua dei Sibillini dal rubinetto

ASCOLI - Da circa cinquanta giorni gli ascolani stanno bevendo l’acqua del Pescara, ma dubito che se ne siano accorti». Non usa giri di parole ma va dritto al punto il direttore generale della Ciip, Gianni Celani, che ieri mattina , nel corso della conferenza stampa per illustrare il bilancio del 2020 ha riferito che da aprile, l’azienda non utilizza più la risorsa idrica dell’impianto di soccorso di Castel Trosino per rifornire i serbatoi che garantiscono l’acqua ad Ascoli

 

 
L’impianto di soccorso
Solo in minima parte, l’acqua di Castel Trosino viene ancora utilizzata per le utenze di Folignano e Maltignano. Dopo circa due anni di emergenza idrica, dunque, l’acqua dei Sibillini è tornata a a sgorgare dai rubinetti del Piceno grazie alle sorgenti di Capodacqua e Pescara che nel corso del 2020 hanno aumentato la loro portata. È stato l’ingegner Massimo Tonelli, dirigente della Ciip, ha spiegare che, a distanza di quasi cinque anni dal sisma che aveva causato una fuoriuscita dai bacini idrogeologici e la conseguente diminuzione delle portate, rese ancor più grave dal periodo particolarmente siccitoso, nell’ultimo anno la situazione delle faglie si è finalmente assestata. Un particolare studio effettuato sulla rete idrogeologica ha dimostrato che non ha subito mutamenti rispetto al periodo ante sisma e pertanto la mancanza d’acqua era causata soprattutto dalla siccità e da stagioni poco piovose o nevose in grado di rimpinguare le falde acquifere. Nel 2020, le condizioni sono leggermente migliorate e, pertanto, è stato possibile spegnere tutti gli impianti di soccorso e anche i due nuovi pozzi entrati in funzione circa un anno fa a Capodacqua. Lo stesso studio fatto a Pescara, è stato effettuato anche a Foce di Montemonaco dove invece la rete idrogeologica ha subito delle serie modifiche tanto che la portata di circa 540 litri al secondo che veniva garantita da quella sorgente, attualmente si è ridotta a 120. E, difficilmente, tornerà a crescere. Al momento, Foce di Montemonaco rappresenta il problema più complicato da risolvere. In primo luogo, perchè il 31 dicembre scade la concessione di captazione delle acque con il serio rischio che non venga rinnovata e, pertanto, con un deficit di disponibilità per l’ex consorzio idrico dei 120 litri al secondo che mediamente vengono ora immesse nelle condotte. Per questo motivo, così come ha spiegato l’ingegner Carlo Ianni, la Ciip ha progettato e avviato l’iter burocratico che consenta di realizzare degli impianti di soccorso utilizzando l’acqua di Gerosa e del Tenna. Acque di buona qualità che riuscirebbero a garantire circa 400 litri al secondo. 


L’accusa
«Chi sostiene che la Ciip non ha fatto niente in questi anni per cercare nuove risorse idriche, si sbaglia - ha sottolineato il presidente della Ciip, Giacinto Alati -. Tutta la struttura è impegnata quotidianamente nella ricerca di nuove sorgenti ed ha avviato studi e collaborazioni importanti anche con le università del territorio». Il presidente ha affrontato anche il problema dei rifiuti e dell’acquisizione di una vasca della discarica: «Al momento l’aziende spende circa tre milioni di euro per lo smaltimento dei fanghi della depurazione - spiega Alati - un consiglio di amministrazione che non si pone il problema di abbattere questi costi, non fa il suo dovere».

 

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