ARQUATA DEL TRONTO - Nei giorni scorsi una cinquantina di persone, proprietarie di immobili nella frazione di Piedilama, hanno scritto una lettera al commissario Giovanni Legnini, al ministro Dario Franceschini, al presidente della Regione Francesco Acquaroli, all’assessore regionale Guido Castelli, alla Provincia e ai sindaci del territorio, lamentando la scelta di dislocare nella loro frazione le abitazioni che non possono essere ricostruite a Pescara del Tronto.
«Ci troviamo di fronte ad una scelta scellerata da parte del Comune che, se non fermata, comporterà per Piedilama una cementificazione selvaggia e l’aumento abnorme della popolazione con conseguente incremento della densità fondiaria - hanno scritto. - Non ci sentiamo in conflitto con la comunità di Pescara del Tronto, ma siamo convinti che un’etica e una responsabile considerazione delle disposizioni in materia di ricostruzione permetta una soluzione serena e condivisibile da entrambe le comunità. Qui si vuole la rinascita del borgo: con la sua identità, i suoi sassi con cui i nostri vecchi hanno costruito le case, le sue storie, i suoi personaggi. Alla conclusione della fantomatica ricostruzione, avremo fatto scempio del nostro territorio e, della frazione di Piedilama, per decisioni non condivise dalla popolazione e che andranno a ledere il suo territorio».
«È una lettera triste per tutta la comunità arquatana perché è firmata da 50 residenti fantomatici poiché la stragrande maggioranza non vi risiede - replica il sindaco Michele Franchi - soprattutto perché sono state messe in difficoltà persone che hanno avuto, a causa del sisma, gravissime perdite.
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