L’allarme dell’avvocato Montenovo: «Le vittime di violenza? L’età di chi chiede aiuto è scesa fino a 18 anni»

L'avvocato Roberta Montenovo
L'avvocato Roberta Montenovo
di Federica Serfilippi
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Venerdì 4 Febbraio 2022, 09:27

ANCONA - «Negli ultimi mesi abbiamo rilevato due dati: il primo è che si rivolgono a noi sempre più giovani donne; il secondo è che la vittima tende a tollerare meno, cerca di uscire prima da situazioni di violenza». È il quadro composto dall’avvocato Roberta Montenovo, presidente di Donne e Giustizia, l’associazione che dal 1984 offre assistenza legale e psicologica alle vittime di qualsiasi tipo di violenza.

«L’età delle persone che chiedono aiuto – ha detto la presidente – si è abbassata, anche al limite dei 18 anni. Da un lato, il fatto che si interfaccino con noi è un buon segno: vuol dire che le vittime non lasciano correre le situazioni che vivono. Da un altro, è estremamente preoccupante, dato che significa che i giovani tendono a ripetere comportamenti violenti con la partner». All’associazione (la sede centrale è in via Cialdini, nel cuore di Ancona) arrivano vittime di violenza psicologica, stalking, maltrattamenti fisici e abusi sessuali. 


Le informazioni
Non sempre chi si rivolge alle specialiste del centro denuncia l’autore delle violenze. «Hanno bisogno principalmente di capire – ha continuato la presidente - quali sono gli strumenti a loro disposizione e i percorsi che possono accompagnarle nel momento in cui si distaccano dal marito o dal compagno violento. Non è detto che si arrivi alla denuncia immediata. Questo vale soprattutto per chi ha una lunga storia di abusi alle spalle, situazioni incancrenite di violenza ciclica, dove a un certo punto si giunge all’esasperazione».

Quando? «Solitamente quando si arriva a temere per la propria incolumità o per quella dei propri figli». Che passa dalla consapevolezza di un amore malato. La violenza più difficile da denunciare è quella «psicologica, ma anche sessuale se avviene tra le mura domestiche. Sono abusi che a volte la donna tende a non riconoscere perché scatta il pensiero: “siccome è mio marito/compagno, allora non è un sopruso. In questo caso, bisogna fornire gli strumenti per far capire che certe situazioni sono delle vere e proprie violenze».

Un’altra difficoltà è portata «dal giudizio che gli altri possono avere sulla vittima, il pensiero di non poter essere creduta. I reati di violenza di genere tendono a mettere la vittima al centro, non l’autore. Spesso questo blocca la donna non dal percorso d’uscita dal rapporto, ma dall’intraprendere un percorso penale». 


Il dato
Il 2021 è stato chiuso dall’associazione con la presa in carico di circa 140 donne, tendenza simile agli anni precedenti «anche se a livello nazionale il trend delle richieste d’aiuto è aumentato». Complice il lockdown, in cui «possono essere esplose situazioni di violenza, acuite dalla convivenza forzata». «Oggi – ha concluso l’avvocato Montenovo – le donne hanno una maggiore consapevolezza di agire, probabilmente anche acuita dal Codice Rosso. Il messaggio fatto passare, “denunciate”, è arrivato». 

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