Il prof Silvestrini preside di Medicina: «Più corsi in tutte le Marche e didattica mista, tolleranza zero per i no vax»

Il prof Mauro Silvestrini preside della facoltà di Medicina dell'Università politecnica delle Marche (foto dal profilo Facebook)
Il prof Mauro Silvestrini preside della facoltà di Medicina dell'Università politecnica delle Marche (foto dal profilo Facebook)
di Maria Cristina Benedetti
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Martedì 2 Novembre 2021, 04:05 - Ultimo aggiornamento: 15:18

ANCONA - Avanzata, a vocazione regionale ma anche nazionale e internazionale. La formazione, nel manifesto di Mauro Silvestrini, direttore della clinica neurologica di Torrette, è pura inclusione. Geografica e di conoscenze. «Punto ad ampliare l’offerta didattica con quattro corsi di laurea, senza limiti di localizzazione». Il nuovo preside di Medicina sintetizza in due mosse l’ufficialità, sancita ieri, del suo ruolo.

 
La sostanza, prof?
«Fisioterapia ad Ascoli, Logopedia a Fermo, Terapia della neuro e psico-motricità dell’età evolutiva a Macerata, Scienze riabilitative delle professioni sanitarie a Pesaro».


Più specializzazione e uno spettro d’azione che abbatte i limiti territoriali. Che strategia. 
«È proprio questo il segnale che vogliamo dare. Siamo la Politecnica delle Marche. Di tutte le Marche, appunto».


Dalle aule alle corsie, un passaggio obbligato o privilegiato?
«Il rapporto tra la facoltà e gli Ospedali Riuniti è di assoluta sintonia. Insieme stiamo camminando verso il ritorno a quella normalità che il Covid ha sconquassato. In accordo, giovedì organizzeremo “Orizzonti di futuro: la genomica”, un convegno di respiro internazionale. Anche con Marche Nord, Inrca e Asur, con cui abbiamo reparti in convenzione, la collaborazione è ottima».


Sembra che per lei il motto sia: armonia innanzitutto. Nel dopo pandemia quale sarà il suo “mai più senza”?
«L’emergenza sanitaria ha accelerato il processo di digitalizzazione, obbligando scuole e università a ricorrere alla formazione a distanza. Cercherò di far tesoro della lezione, sfruttando le potenzialità di quelle piattaforme che durante i momenti più bui sono state essenziali. Indispensabili. Ora possono rappresentare un arricchimento. Usare la didattica mista aumenterà il numero dei corsi, l’offerta. Il che significherà nuovi studenti di medicina e delle diverse professioni sanitarie». 


Le cifre le danno ragione?
«Sì. Quest’anno abbiamo 275 matricole a Medicina, solo per fare un esempio, 25 in più rispetto all’anno scorso».


Piattaforme e digitalizzazione sono anche le fondamenta della telemedicina. Un’altra frontiera che intende esplorare? 
«Assolutamente sì. Per i pazienti già noti rappresenterà la possibilità di controlli e visite a distanza. Per le patologie croniche garantirà un monitoraggio costante, nel rispetto dei tempi degli ammalati». 


Come vuole caratterizzare il suo mandato?
«Con l’internazionalizzazione. L’anno prossimo verrà inaugurato un corso di laurea in Medicina Tecnologica, tutto in lingua inglese, per attirare anche studenti da Paesi esteri. Ne accoglierà altri 50 e con pochi esami in più si potrà ottenere il titolo di ingegnere biomedico oltre a quello di medico». 


Onori e oneri. Qual è la reazione che le generano i no vax?
«Nessuna comprensione». 


Posizione netta, perentoria. 
«I sanitari che non si vaccinano vanno demansionati. Ritengo assurdo non immunizzarsi per opinioni personali. Non è onesto. Fortuna che stiamo parlando di numeri residuali». 


Durissimo. 
«Nessuna tolleranza, tanto più se la scelta riguarda persone che hanno vissuto e visto quali effetti devastanti ha generato la pandemia. Non solo danni fisici, che hanno condotto anche alla morte, ma tutti quelli che hanno ridotto la nostra capacità di assistenza nelle corsie degli ospedali». 


Non perdona. 
«Il virus ha condizionato tutto. L’unica arma è il vaccino. Senza appello».

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