Così facevano investire milioni in diamanti e ci facevano la cresta. Vittime Vasco Rossi, la Panicucci e tanti altri vip

Sabato 4 Luglio 2020 di Giacomo Quattrini
Così facevano investire milioni in diamanti e ci facevano la cresta. Vittime Vasco Rossi, la Panicucci e tanti altri vip
OSIMO - Un arresto e una denuncia: il caso della truffa dei diamanti si arricchisce di un ulteriore colpo di scena. A firmarlo la Guardia di finanza con due distinte operazioni: le fiamme gialle di Milano hanno arrestato con l’accusa di autoriciclaggio Maurizio Sacchi, 65 anni, attualmente residente a Loreto, titolare della Dpi, società nel settore della promozione della vendita di diamanti con una sede anche alla Baraccola di Ancona e attiva in tutta Italia, mentre la guardia di finanza della tenenza di Osimo ha denunciato la compagna, una 70enne di Loreto per riciclaggio di 10 milioni e mezzo di euro.




 
L’inchiesta
Alla donna, Z.G. le sue iniziali, è stato notificato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini: le viene imputato che l’ingente somma denaro riciclata sia il provento dell’attività del compagno Maurizio Sacchi. L’uomo, imprenditore nel settore del commercio internazionale di diamanti, è già noto per essere finito nel mirino della Procura della Repubblica di Milano come presunto responsabile di truffe per milioni di euro a danni di numerosi risparmiatori, tra i quali personaggi famosi come Vasco Rossi, Federica Panicucci e Simona Tagli. Tramite alcune banche e aziende per le quali operava, come la Dpi di cui Sacchi era amministratore, venivano venduti ai clienti dei diamanti proposti come beni rifugio che sarebbero però stati sopravvalutati rispetto al reale valore.


La valutazione
Una indagine clamorosa, con ben 87 persone indagate e 7 società, tra cui importanti istituti di credito. Per questo già da mesi l’Autorità giudiziaria di Milano, titolare delle indagini per le truffe, aveva disposto i sequestri patrimoniali finalizzati alla confisca dei beni nei confronti di numerose società e persone, tra cui la coppia di Loreto. I finanzieri di Osimo hanno però sviluppato autonomamente ulteriori indagini con gli elementi informativi pervenuti dal Nucleo speciale di polizia valutaria riuscendo ad individuare le consistenti disponibilità finanziarie reputate di provenienza illecita, e che ammontano appunto a 10,5 milioni di euro. Soldi che la coppia ha fatto rientrare in Italia con sofisticate modalità finanziarie. In particolare era stato costituito in Nuova Zelanda un trust con apertura di un conto corrente in una banca di Londra, sul quale erano stati depositati i 10,5 milioni. I soldi sono stati trasferiti poi in un conto negli Stati Uniti intestato allo stesso trust neozelandese di gestione patrimoniale per conto terzi.

Il giro dei soldi
Da qui sono poi finiti con più trasferimenti in conto correnti di banche lussemburghesi intestati alla 70enne di Loreto, che nel frattempo aveva dato mandato ad una società fiduciaria di aprire nuove posizioni bancarie sempre in Lussemburgo. Grazie allo schermo della posizione fiduciaria che rende più complicato il tracciamento, sono stati quindi aperti altri conti correnti sui quali accreditare le somme provenienti dai rapporti lussemburghesi, senza motivazione economica nei singoli flussi. I soldi sarebbero stati infine ripuliti con la tecnica del “loan back”, prestito a sé stesso, ovvero la concessione di un finanziamento da parte di un istituto di credito lussemburghese che a garanzia ha ricevuto un’anticipazione bancaria di importo corrispondente: in questo modo la provvista trovava giustificazione nel finanziamento.

La lavanderia
Una volta ripulito, il denaro tornava in Italia sul conto della donna, sul quale aveva accesso come delegato anche il compagno Sacchi. Una parte dei soldi, 2,5 milioni, sono stati investiti per una villa con piscina a Porto Recanati, mentre il resto usato da Sacchi per regolarizzare la propria posizione fiscale col ravvedimento operoso. La coppia ha riferito ai finanzieri di Osimo che i soldi erano frutto del lavoro di Sacchi all’estero, tesi che lo espone però all’omessa comunicazione all’Erario dei proventi. Il gip di Ancona, come confermato dal Riesame e in Cassazione, ha fatto sequestrare i 2,5 milioni di euro con la confisca della villa e il blocco dei conti correnti della donna.
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