A processo per il rogo nelle ditta dove lavorano i fratelli, ma il benzinaio rigetta ogni accusa

Martedì 15 Giugno 2021 di Federica Serfilippi
Trecastelli, a processo per il rogo nelle ditta dove lavorano i fratelli, ma il benzinaio rigetta ogni accusa

TRECASTELLI - Con una tanica di benzina, si era intrufolato nell’azienda dove lavoravano i fratelli e aveva appiccato il fuoco nel magazzino. È l’accusa attribuita dalla procura a un 50enne residente a Trecastelli, rinviato ieri a giudizio dal gup Francesca De Palma per il reato di incendio. L’uomo, difeso dall’avvocato Jacopo Saccomani, dovrà affrontare il processo il prossimo 5 ottobre. Rigetta ogni contestazione. 

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Stando alla ricostruzione degli investigatori, l’imputato aveva appiccato il rogo in un’azienda di Tracastelli che si occupa principalmente di packaging. I fatti risalgono alla mattina del 21 marzo del 2014. C’è voluto così tanto per arrivare all’udienza preliminare discussa ieri poiché le indagini sono state lunghe e complesse: solo in un secondo momento i carabinieri hanno potuto iscrivere il nome del 50enne sul registro degli indagati, basandosi principalmente sull’audizione di alcuni testimoni. 
In particolare, uno aveva sostenuto di aver visto un uomo (presumibilmente compatibile con il presunto piromane) gironzolare nei pressi della ditta con quella che sembrava essere una tanica di benzina. Il rogo non aveva causato molti danni, ma all’interno del magazzino era stoccata una mole importante di scatole di cartone.
La ricostruzione della procura: quel giorno il 50enne si sarebbe procurato la sostanza infiammabile facendo rifornimento alla stazione di benzina dove lavorava per poi introdursi in maniera furtiva all’interno dello stabile. Qui, sempre secondo l’ipotesi investigativa, aveva imbevuto uno straccio (prelevato in un altro locale dell’azienda) con la benzina contenuta nella tanica da cinque litri, dando fuoco al magazzino. Da ultimo, era fuggito, facendo perdere le sue tracce. Sul posto, per spegnere il rogo, erano giunti immediatamente i vigili del fuoco e, poi, i carabinieri della locale stazione. La difesa rigetta le accuse. Ed è anche per questo che è stato scelto il rito ordinario per procedere al dibattimento. Non ci sarebbero prove a sufficienza per attribuire la responsabilità dell’incendio al 50enne. Inoltre, mancherebbe il movente: perché dare fuoco alla ditta dove lavoravano i suoi fratelli?

 

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